Cosa sono davvero i peptidi e perché la maggior parte di quello che senti dire è inesatto
Negli ultimi due anni i peptidi sono diventati il tema caldo della medicina del benessere. Li trovi nei podcast di longevità, nei reel di biohacking, nei protocolli di atleti famosi. Promettono di bruciare grasso senza muoverti, riparare tendini in due settimane, dormire come un bambino, rallentare l’invecchiamento. E il pubblico, comprensibilmente, è confuso: sono una rivoluzione o l’ennesima moda?
La risposta più onesta, che raramente trovi nel marketing, è: né l’una né l’altra. I peptidi sono una classe biologica reale e interessante, con un potenziale teorico enorme. Ma fra il potenziale teorico e il “funziona oggi, su di te” c’è una distanza che il marketing fa finta di non vedere.
Questa settimana ci concentriamo proprio su quella distanza.
Cosa sono, tecnicamente i peptidi
Un peptide è una catena di aminoacidi tenuta insieme da legami chimici chiamati, appunto, legami peptidici. Quando la catena è breve, convenzionalmente fino a 50 o 100 aminoacidi, la chiamiamo peptide. Quando è più lunga, la chiamiamo proteina. La differenza è una convenzione, non una rivoluzione chimica: dal punto di vista molecolare, peptidi e proteine appartengono alla stessa famiglia.

Come questa catena di perle: ogni perla rappresenta un amino acido. Se la catena contiene fino a 100 perle, si chiama peptide; se la catena è composta da più di 100 perle, si chiama proteina. Tra una perla e l’altra vi è un legame peptidico.
Questo è il primo punto importante da fissare, perché aiuta a smontare l’idea che i peptidi siano qualcosa di esotico. Non lo sono. Il tuo corpo ne produce in continuazione.
L’insulina, che regola la glicemia, è un peptide. Il glucagone, che fa l’opposto, è un peptide. L’ossitocina del legame affettivo e del parto è un peptide. Le endorfine che ti danno benessere dopo una corsa sono peptidi. La leptina, che ti dice di smettere di mangiare, e la grelina, che ti dice di farlo, sono peptidi. Persino il GLP-1, la molecola dietro Ozempic e Mounjaro che ha rivoluzionato il dimagrimento, è un peptide.
Una precisazione importante: tutti questi sono ormoni peptidici. Dal punto di vista strutturale sono peptidi a tutti gli effetti, ma dal punto di vista funzionale si comportano come ormoni: cioè molecole che producono un effetto diretto sul corpo, indipendentemente da quello che sta
succedendo intorno. L’insulina abbassa la glicemia anche se stavi digiunando. L’ossitocina ha effetti precisi anche se non sei innamorato. Il GLP-1 farmacologico riduce l’appetito anche se non avevi un “segnale di sazietà” da amplificare.
Tieni a mente questa distinzione, perché qui sotto vedremo che la maggior parte dei peptidi del marketing del benessere funziona in modo molto diverso. Sono peptidi strutturalmente, ma non sono ormoni: non producono un effetto diretto. Lavorano in un’altra modalità, ed è quella la fonte di gran parte della confusione.
Quindi quando senti dire “i peptidi sono il futuro della medicina“, la frase è vera in un senso banale: lo sono già, e lo sono da decenni, sotto forma di farmaci approvati che salvano vite ogni giorno. Il problema è che il marketing usa la stessa parola, “peptidi”, per indicare cose molto, molto diverse.
Il vero punto: i peptidi amplificano un segnale, non lo creano
Riprendiamo da dove eravamo. Abbiamo visto che molti peptidi endogeni (insulina, GLP-1, ossitocina) sono in realtà ormoni, e producono un effetto diretto. La maggior parte dei peptidi che invece trovi venduti come “ricostituenti”, “anti-aging” o “fat-burner” funziona in modo diverso. Questa è probabilmente l’idea più importante di tutta la newsletter, quindi mi prendo un momento per spiegarla bene.
I farmaci che producono un effetto diretto sul corpo agiscono in modo prevedibile: tu prendi la molecola, la molecola fa la sua cosa, tu senti il risultato. Le anfetamine ti stimolano comunque, anche se prima eri svogliato o rilassato. Il T3 ti accelera il metabolismo comunque, anche se la tua tiroide funzionava bene. Il testosterone esogeno alza il testosterone comunque, anche se il tuo corpo ne stava producendo a sufficienza.
La maggior parte dei peptidi che oggi vengono pubblicizzati oggi non funziona così. Non creano un effetto da zero. Si limitano ad amplificare un segnale che il tuo corpo sta già emettendo.
Se ti alleni, il corpo manda un segnale di crescita muscolare, un peptide può renderlo più amplificare questo segnale. Se sei in deficit calorico, il corpo ha già un segnale per perdere peso, un peptide come la tesamorelina può amplificarlo e accelerare il processo. Se ti sei infortunato, i processi di guarigione sono già attivi, un peptide rigenerativo può accelerarli. Se dormi, le fasi del sonno ci sono già, alcune molecole possono renderle più profonde.
Ma se non c’è nessun segnale di base, non c’è nulla da amplificare. Iniettarti un peptide pensando di dimagrire senza modificare la dieta, o di crescere muscolarmente senza andare in palestra, è come alzare il volume di una radio spenta. Il marketing dei peptidi vende esattamente questa illusione, ed è il motivo principale per cui la maggior parte delle persone resta delusa: spendono una vagonata di soldi aspettandosi miracoli, e in molti casi non sentono nulla.
Detto in positivo: molti peptidi premiano chi sta già lavorando. Se ti alleni con costanza, mangi in modo sensato, rispetti il ritmo circadiano, allora un peptide ben scelto può rendere la perdita di peso un po’ più rapida e facile, il recupero un po’ più completo, l’adattamento un po’ più efficace. Una marcia in più sopra una macchina che gira già. Ma se la macchina è ferma, non c’è marcia che tenga.
Un esempio concreto: tesamorelina contro GH esogeno
Per capire davvero la differenza fra “amplificare” e “iniettare direttamente”, prendiamo un caso reale: la tesamorelina.
La tesamorelina è uno dei pochi peptidi approvati dalla FDA, indicato per la lipodistrofia (aumento del grasso viscerale) associata all’HIV. È un analogo del GHRH, cioè dell’ormone che il tuo ipotalamo produce per dire alla ghiandola pituitaria di rilasciare l’ormone della crescita (GH), il più forte lipolitico (ovvero “sciogli grasso”) del nostro corpo. Quando la iniettti, la tesamorelina si lega ai recettori della ghiandola pituitaria e stimola una pulsazione di GH più ampia di quella che avresti avuto naturalmente.
Punto cruciale: questa pulsazione resta dentro il range fisiologico. Il tuo corpo continua a regolarsi normalmente. L’insulina, per esempio, è antagonista del GH: se mangi carboidrati 5 minuti dopo l’iniezione, l’insulina sale, il GH scende, e l’effetto si attenua: ovvero hai speso soldi e iniettato una molecola per niente.
Se invece inietti GH esogeno, l’ormone vero e proprio, bypassi completamente questo meccanismo. Arrivi a livelli sovrafisiologici, indipendenti dal feedback negativo del corpo: fa lo stesso quanti carboidrati mangi o cos’altro fai, avrai comunque livelli di GH elevati. L’effetto è più potente, più diretto, più prevedibile, ma anche molto più rischioso, e ben oltre quello che il tuo organismo aveva mai “previsto”.
Questa è la differenza fra amplificare un segnale e iniettarlo direttamente. È il motivo per cui i peptidi non sono mai una scorciatoia per saltare lo stile di vita: sono, nel migliore dei casi, un amplificatore di qualcosa che stai già facendo.
Il potenziale teorico è davvero enorme
Qui voglio essere onesto e bilanciare il discorso, perché c’è il rischio di passare per scettico totale. Non lo sono. Sulla carta, alcuni di questi peptidi sono fra le cose più affascinanti che la biologia molecolare abbia mai studiato.
Pensa a MOTS-c: è un peptide codificato non dal DNA del nucleo, ma da quello dei mitocondri. È endogeno, il tuo corpo lo produce, e funziona come un ponte fra le centrali energetiche delle cellule e il metabolismo sistemico. Mimetizza alcuni effetti dell’esercizio fisico, attivando le stesse vie biochimiche del metabolismo dei grassi e dell’AMPK; per questo viene anche pubblicizzato come “excercise in a bottle” (=esercizio/attività fisica in una boccetta). E nei modelli animali, livelli più alti di MOTS-c sembrano correlare con maggiore longevità. Studi su esseri umani hanno mostrato che i livelli plasmatici di MOTS-c declinano del 10-20% con l’invecchiamento. Una molecola che riporta in alto un parametro biologico che cade con l’età; l’idea è affascinante.
Pensa all’Epitalon: un piccolo tetrapeptide che, negli studi del gruppo russo di Khavinson, induce l’espressione di hTERT, l’enzima che ricostruisce i telomeri. In termini semplici: i telomeri sono le “capine protettive” alle estremità dei nostri cromosomi, che si accorciano ad ogni divisione cellulare e funzionano come una sorta di orologio biologico. Quando si consumano del tutto, la cellula smette di dividersi e va incontro alla morte, e proprio questo progressivo accorciamento è considerato uno dei meccanismi alla base dell’invecchiamento. Allungarli, almeno teoricamente, significherebbe riavvolgere parte di quell’orologio, ovvero allungare la vita e rallentare l’invecchiamento.
Pensa al GHK-Cu, il peptide della giovinezza e della bellezza: un tripeptide legato al rame, presente naturalmente nel nostro corpo, i cui livelli plasmatici calano con l’età. Sulla pelle è la sua applicazione più studiata e consolidata: stimola la produzione di collagene ed elastina (le due proteine strutturali che danno tono, sostegno ed elasticità) favorisce la rigenerazione dei fibroblasti, accelera la cicatrizzazione delle ferite e mostra effetti anti-ossidanti e anti-infiammatori. Per questo lo trovi da decenni nei sieri e nelle creme dermocosmetiche di fascia alta. Ma il suo aspetto più intrigante è un altro: studi del Broad Institute hanno mostrato che modula l’espressione di oltre 4000 geni umani: un dato che il marketing ama citare come prova che “ti riporta alla giovinezza”. (Spoiler: “modulare” non vuol dire “attivare verso la giovinezza”, ma il dato è reale e affascinante.)
Tutto questo è straordinario sulla carta. Il problema è che “sulla carta” e “in pratica, oggi, su un essere umano” sono due posti molto diversi.
Lo stato reale dell’evidenza, oggi
Dove inciampa quasi sempre il marketing è qui: la letteratura scientifica disponibile è quasi tutta preclinica.
In concreto significa che la maggior parte di quello che sappiamo viene da:
- studi su colture cellulari in laboratorio (in vitro);
- studi su topi, ratti, conigli, occasionalmente cani o scimmie (modelli animali);
- ipotesi meccanicistiche dedotte da queste due categorie.
I trial clinici sull’uomo, quelli ben condotti, randomizzati, in doppio cieco, con campioni numerosi, sono rari, e nella maggior parte dei casi assenti del tutto. Per molti dei peptidi più reclamizzati, non c’è un solo trial clinico decente sull’uomo. Per altri ce ne sono uno o due, su un numero ristretto di partecipanti, retrospettivi.
In più mancano dati essenziali per usarli con cognizione di causa: dosaggi standardizzati, durata ottimale di trattamento, profili di sicurezza a lungo termine, interazioni. Detto in modo più diretto: non sappiamo quale dose, con che frequenza e per quanto tempo andrebbero assunti per ottenere il beneficio teorico massimo. Non conosciamo le interazioni con altri farmaci o integratori, non conosciamo i rischi a lungo termine, non conosciamo nemmeno cosa succede in popolazioni specifiche: donne incinte, anziani, persone con patologie pregresse.
A questo si aggiunge un problema strutturale del mercato: la maggior parte di questi peptidi non è legalmente approvata per uso umano, e quindi non passa attraverso i canali farmaceutici regolari. La si trova su siti indipendenti che si tutelano legalmente vendendo il prodotto come “for research purposes only” e “not for human consumption”, ovvero “solo a scopo di ricerca” e “non destinato al consumo umano”. Tradotto in pratica: nessun controllo serio su qualità, purezza, contaminazione, dosaggio reale. Nella fiala che ti arriva potrebbe esserci la molecola dichiarata nella quantità dichiarata. Oppure la molecola giusta in una concentrazione completamente diversa. Oppure tutt’altro. Anche le impurità contano: possono essere responsabili di effetti collaterali, eruzioni cutanee, reazioni allergiche o pseudo-allergiche del tutto indipendenti dal peptide in sé.
Quindi quando un peptide ti viene venduto come “rivoluzionario, sicuro, efficace”, la traduzione più onesta è: “interessante in teoria, plausibile a livello meccanicistico, ma in pratica, oggi, non sappiamo quasi nulla di come si comporta davvero in te”. Nello scenario più ottimistico funziona come dice la teoria. In uno scenario intermedio non senti assolutamente nulla, e hai solo speso soldi. Nello scenario peggiore ti ritrovi gli effetti collaterali senza nessuno dei benefici.
Dove si posiziona davvero l’effetto medio
Va detto subito: esiste un ristretto numero di peptidi che, già oggi, sembra funzionare in modo abbastanza prevedibile e consistente. Sono una minoranza rispetto alla mole sterminata di prodotti venduti sui siti indipendenti, ma esistono, e gli aneddoti raccolti tra chi li usa convergono in modo abbastanza ordinato. Come sempre, ci sono eccezioni in entrambe le direzioni: persone in cui l’effetto è più marcato del previsto, e persone in cui resta sotto le aspettative. Ma il segnale di fondo è riconoscibile.
Una cosa che vale la pena dire chiaramente, perché difficilmente la trovi in un articolo divulgativo. Frequentando da tempo le comunità che parlano davvero di peptidi (forum, gruppi privati, coaching, Reddit, gruppi Facebook dedicati, pagine Instagram di settore, dove le persone raccontano la propria esperienza concreta), l’impressione è abbastanza chiara: nella maggior parte dei casi l’effetto reale si colloca tra “non ho sentito assolutamente nulla” enthalten “sì, qualcosa l’ho percepito, ma molto meno di quello che mi aspettavo”. I casi in cui l’effetto corrisponde davvero alla teoria o addirittura la supera sono una minoranza. I casi di soli effetti collaterali, senza beneficio, sono anch’essi una minoranza ma esistono. La distribuzione, insomma, non è quella che il marketing lascia immaginare.
Va detto che molte di queste delusioni non dipendono necessariamente dalla molecola in sé. Spesso entrano in gioco modalità d’uso sbagliate, prodotti di qualità incerta, dosaggi tirati a caso, uno stile di vita di base che non sta producendo nessun segnale da amplificare. Oppure l’amplificazione effettivamente c’è, ma è talmente marginale da non essere percepibile nel breve e medio termine. E se l’effetto è così tenue, anche sul lungo termine diventa quasi impossibile dire quanto un eventuale miglioramento sia merito del peptide, quanto del nuovo stile di vita, quanto del placebo, e quanto del semplice fatto che tutte queste cose si sono mosse insieme. Quando una molecola di partenza sperimentale viene usata in un contesto altrettanto incerto, il risultato finale è inevitabilmente difficile da interpretare.
Ovviamente bisogna distinguere in base al tipo di peptide: prendiamo come esempio I GLP-1. Come dicevamo, sono ormoni peptidici e producono un effetto diretto: agiscono sui centri della sazietà e riducono concretamente la fame. Persone che da anni convivono con quel rumore costante di fame e desiderio di cibo in sottofondo riescono finalmente a spegnerlo e vivere liberi: qui l’effetto teorico e quello pratico coincidono davvero, salvo le eccezioni che in medicina ci sono sempre. Per la maggior parte degli altri peptidi del benessere, però, il quadro è molto più sfumato.
Perché la percezione spesso supera la realtà
Un ultimo elemento che vale la pena nominare è il ruolo della percezione. L’effetto placebo qui è particolarmente forte, per due ragioni in più rispetto al solito. Primo: si paga, spesso molto. Quando si investono cifre non banali in un prodotto, c’è una resistenza psicologica naturale a concludere che non stia funzionando: il cervello cerca segnali compatibili con l’investimento. Secondo: c’è il gesto stesso dell’iniezione, che porta con sé una sua aura quasi rituale, qualcosa di più “serio” e “medico” rispetto a una pillola, e questo amplifica l’aspettativa di un risultato visibile.
A questo si aggiunge un cortocircuito logico curioso ma diffuso. Molti peptidi sono vietati dalla WADA, l’associzione mondiale antidoping. Per una parte del pubblico questo è letto come una prova di efficacia: “se lo hanno bannato, allora funziona davvero, altrimenti non si sarebbero scomodati”. È un ragionamento che suona logico, ma è scivoloso: la WADA inserisce nelle proprie liste molte sostanze “non approvate” per uso medico, anche solo perché potenzialmente dopanti sulla carta, e indipendentemente dal fatto che esista una vera evidenza clinica della loro efficacia. Essere nella lista nera della WADA dice qualcosa sul potenziale teorico della molecola, non sulla sua efficacia dimostrata sull’uomo.
Il parallelo con gli integratori
Trovo che il modo più utile per capire la situazione sia paragonarla a quella di certi integratori che molti di noi conoscono.
Lo zinco è un esempio perfetto. È un cofattore enzimatico essenziale per la produzione di testosterone, per la funzione tiroidea, per il sistema immunitario, e per centinaia di altri processi. È un nutriente fondamentale per la salute ormonale maschile.
Cosa significa in pratica?
- Se sei carente di zinco, integrarlo ti aiuta davvero. Correggi un deficit reale, e i parametri biologici migliorano in modo misurabile.
- Se i tuoi livelli sono normali, integrare zinco non ti porta a livelli sovrafisiologici di testosterone. Non diventi Superman. Stai semplicemente garantendo che la macchina abbia abbastanza carburante per fare quello che già faceva.
Die peptidi sulla carta funzionano in modo simile. Possono ottimizzare, possono amplificare, possono dare un piccolo vantaggio se il sistema è già in moto. Ma non sostituiscono lo stile di vita e non producono trasformazioni miracolose nelle persone senza un segnale biologico da amplificare.
In sintesi
I peptidi sono una classe biologica reale, importante e con un potenziale teorico straordinario. Molti di loro un giorno potrebbero diventare farmaci di prima linea per problemi che oggi gestiamo male: invecchiamento, sarcopenia, lesioni croniche, malattie metaboliche e degenerative.
Ma oggi, nel 2026, siamo ancora prevalentemente nella fase della promessa, non della prova. La distanza fra “il meccanismo è elegante” e “lo studio clinico mostra che funziona” è proprio la distanza che separa la scienza dal marketing.
Il messaggio che vale la pena portare a casa è semplice: i peptidi non sono né il male assoluto né la rivoluzione. Sono amplificatori di segnale, e amplificare zero dà sempre zero. Lo stile di vita: allenamento, alimentazione, ritmo circadiano, gestione dello stress, e così via resta la base. Se quella base c’è, qualche peptide ben scelto e di buona qualità potrebbe aggiungere qualcosa. Se non c’è, nessun peptide al mondo te la costruirà.
Mi piacerebbe sapere come la pensi. Ti era già capitato di sentir parlare di peptidi?
Avevi l’idea che fossero qualcosa di completamente diverso da quello che ho descritto qui?
Raccontamelo nei commenti, sono curioso di leggere esperienze concrete, dubbi, o anche solo opinioni a caldo.
Grazie per il tuo tempo e la tua voglia di approfondire.
Oliver

Buongiorno, il mio ortopedico, per alleviare i dolori alle mie povere spalle( dopo più di 40 anni di palestra) mi ha consigliato di usare i peptidi BCP-157 +TB-500.Però adesso, leggendo il suo articolo, mi sorge il dubbio sulla qualità del prodotto. Non potendo comprarli da una farmacia Italiana, ma su un sito on line(Nordic) c’è da fidarsi??Vorrei provarli, ma non conosco un altro modo per comprarli.Però, adesso leggendo il suo articolo, la curiosità è tanta.per gli innumerevoli benefici che potrebbe portare.Grazie.
BPC-157 e TB-500 sono i due peptidi più conosciuti nel mondo dei peptidi. Insieme vengono spesso chiamati il “Wolverine Stack”. Il richiamo al personaggio Marvel che si rigenera all’istante è voluto, ed è esattamente ciò che il marketing promette: guarire più in fretta.
Sono anche due dei pochi peptidi che personalmente ritengo tra i più “validi”. Non per l’evidenza scientifica, quella resta piuttosto magra, ma per la mole enorme di testimonianze e per il fatto che sono tra i peptidi più usati (e abusati) online. Quando una molecola è stata provata da così tante persone e gli aneddoti continuano a convergere, qualcosa di reale probabilmente c’è, anche se la scienza non l’ha ancora inquadrato bene.
Quanto a quando vengono usati: le indicazioni tipiche riguardano tendiniti e tendinopatie, lesioni muscolari, problemi articolari e legamentosi, recupero post-infortunio o post-chirurgico, e in generale i dolori da sovraccarico cronico; esattamente il tipo di quadro che può presentarsi dopo tanti anni di attività intensa. È nel tessuto connettivo “lento a guarire” che vengono più spesso impiegati.
Sui risultati, però, deve aspettarsi un quadro molto variabile. C’è chi racconta di dolori presenti da mesi o anni, su cui nient’altro aveva funzionato, risolti in poco tempo, piccoli acciacchi svaniti, recuperi nettamente migliori. C’è chi non avverte assolutamente nulla. E c’è chi percepisce qualcosa di modesto, ma solo dopo aver usato il prodotto con costanza per diverse settimane di fila. Non c’è modo di sapere in anticipo in quale gruppo finirà.
Un’ultima riflessione sul consiglio del suo ortopedico. Se glieli ha suggeriti senza avere un codice affiliato o un interesse economico con il sito da cui dovrebbe acquistarli, ovvero senza guadagnarci nulla a consigliarglieli, è ragionevole pensare che abbia visto buoni risultati con questi peptidi nei suoi pazienti. Non con tutti, perché come dicevo la risposta è individuale, ma abbastanza da ritenerli un’opzione sensata da proporle
Interessante grazie , ne avevo sentito parlare ma non così chiaro
Ne avevo sentito parlare solo in ambito cosmetico,. Ho 53 anni, e cercando una crema viso anti-age, è da un po’ che sembra che gli ingredienti “fondamentali” siano collagene e, appunto, peptidi..
Non sapevo comunque precisamente cosa fossero.
Grazie per il tuo approfondimento
Grazie 🙏 per le informazioni molto preziose per ottenere dei risultati bisogna sempre lavorare a 360 gradi
Grazie dell informazione . Non sapevo quasi nulla di questo argomento !
Grazie, tutto molto interessante…mi piacerebbe un approfondimento sia sulla fame nervosa che sul nervoso in generale …da cosa dipendono, c’è correlazione,…(Mio marito, iperteso,, ma ancora grande lavoratore nei suoi vigneti…
Salve,mi sto documentando molto ,xché ci sono attestati di soluzione x problemi vissuti in prima persona da alcuni pazienti.
Mi sono relazionata ,ultimamente ,cn il dott.F. B.[medicina della longevità ] che ha ottenuto risultati x la sua spalla,
deputata all’intervento,e nn solo ,ma,nel contempo, si sono annullati alcuni dolori ad una anca
Mi avrebbe consigliato x i miei dolori ai 2 tunnel carpali TB500 ..BPC..157..
Questo è tutto quanto ho da dire
Per il momento sto facendo agopuntura e nn voglio unire i due trattamenti..Sono una paziente della dottoressa Tomasi , pertanto,la dottoressa conosce tutto di me..Grazie x questo spazio dove potersi esprimere
Le incollo qui sotto una risposta che ho dato a un’altra domanda proprio su BPC-157 e TB-500, perché contiene gran parte di quello che direi anche a lei:
“BPC-157 e TB-500 sono i due peptidi più conosciuti nel mondo dei peptidi. Insieme vengono spesso chiamati il “Wolverine Stack”. Il richiamo al personaggio Marvel che si rigenera all’istante è voluto, ed è esattamente ciò che il marketing promette: guarire più in fretta.
Sono anche due dei pochi peptidi che personalmente ritengo tra i più “validi”. Non per l’evidenza scientifica, quella resta piuttosto magra, ma per la mole enorme di testimonianze e per il fatto che sono tra i peptidi più usati (e abusati) online. Quando una molecola è stata provata da così tante persone e gli aneddoti continuano a convergere, qualcosa di reale probabilmente c’è, anche se la scienza non l’ha ancora inquadrato bene.
Quanto a quando vengono usati: le indicazioni tipiche riguardano tendiniti e tendinopatie, lesioni muscolari, problemi articolari e legamentosi, recupero post-infortunio o post-chirurgico, e in generale i dolori da sovraccarico cronico; esattamente il tipo di quadro che può presentarsi dopo tanti anni di attività intensa. È nel tessuto connettivo “lento a guarire” che vengono più spesso impiegati.
Sui risultati, però, deve aspettarsi un quadro molto variabile. C’è chi racconta di dolori presenti da mesi o anni, su cui nient’altro aveva funzionato, risolti in poco tempo, piccoli acciacchi svaniti, recuperi nettamente migliori. C’è chi non avverte assolutamente nulla. E c’è chi percepisce qualcosa di modesto, ma solo dopo aver usato il prodotto con costanza per diverse settimane di fila. Non c’è modo di sapere in anticipo in quale gruppo finirà.
Un’ultima riflessione sul consiglio del suo ortopedico. Se glieli ha suggeriti senza avere un codice affiliato o un interesse economico con il sito da cui dovrebbe acquistarli, ovvero senza guadagnarci nulla a consigliarglieli, è ragionevole pensare che abbia visto buoni risultati con questi peptidi nei suoi pazienti. Non con tutti, perché come dicevo la risposta è individuale, ma abbastanza da ritenerli un’opzione sensata da proporle”
In sintesi: sono due dei peptidi con più testimonianze nel mondo del recupero, le indicazioni tipiche sono proprio i dolori tendinei, articolari e da sovraccarico, ma la risposta individuale è molto variabile e non è prevedibile in anticipo.
Sulla scelta di non sovrapporre agopuntura e peptidi, però, le do ragione: portare avanti un percorso alla volta è quasi sempre il modo migliore per capire cosa funziona davvero.
Ma la cosa che soprattutto volevo dirle è un’altra: se a lei e agli altri lettori fa piacere, sarei contento di dedicare un articolo intero a BPC-157 e TB-500. Sono peptidi che, per le persone su cui funzionano, fanno una differenza concreta e meritano un approfondimento serio: quando vengono usati, quali risultati riportano le testimonianze, cosa sappiamo e cosa no.
L’unica cosa su cui voglio essere onesto fin da ora è questa: è davvero difficile sapere in anticipo se funzioneranno su una persona specifica, e c’è sempre da mettere in conto una quota di effetto placebo. Ma, e lo dico senza ironia, finché il dolore se ne va e la persona sta meglio, che sia merito del peptide o in parte del placebo conta fino a un certo punto. Il sollievo resta reale in entrambi i casi.
Grazie ancora per aver scritto, e mi faccia sapere se l’articolo le interesserebbe.
Intanto grazie! Ho letto tutto con grande interesse e ho anche capito finalmente un po meglio ! Io avevo sentito parlare di tutto questo ma appunto non avevo proprio capito di cosa si trattasse e devo dire che la mia conclusione era negativa perché spaventoso iniettarsi qualcosa senza conoscere esattamente dosaggi o effetti collaterali. Ho sentito parlare di gravi problemi intestinali, di cecità, di class action americane contro alcuni colossi che producono questi farmaci! Terrore! Ma la Sua chiarezza e precisione mi hanno aiutata a contestualizzare esattamente il tutto e forse aspettando che la scienza continui la sua progressione di studio si potranno avere reali e sicuri benefici. Ma soprattutto estremamente interessante e fondamentale quanto da Lei evidenziato rispetto alla base di partenza che deve essere : la qualità di vita, alle modifiche alimentari, di allenamento, allineamento ai ritmicircadiani del corpo. Cose che io ho imparato a
Praticare dalla Dott.ssa E da Lei ! Questo è il vero messaggio che insieme al fascino per questa rivoluzione va sempre veicolato, cosa che non sento spesso! Speravo che voi ve ne occupaste e come sempre ho trovato chiarezza e onestà intellettuale! Grazie ancora per tutto il vostro lavoro è davvero il faro nella notte! Un caro saluto! E sempre grazie!
Che messaggio meraviglioso, grazie di cuore. Sapere che l’articolo l’ha aiutata a mettere ordine in un tema così confuso è esattamente la ragione per cui scrivo queste newsletter.
E le rimando indietro il complimento sull’onestà intellettuale, perché la riconosco prima di tutto in chi legge come ha fatto Lei: senza cercare la scorciatoia, ma volendo davvero capire. Quel terrore di iniettarsi qualcosa senza sapere dosi e rischi non era esagerato, era sano buon senso: le storie pesanti che ha sentito nascono quasi sempre proprio lì, nel saltare la conoscenza per inseguire la promessa.
Ma il punto che ha colto è quello che conta più di tutti: nessuna molecola funziona senza la base. Sonno, alimentazione, movimento e rispetto dei ritmi del corpo; quella è la vera medicina, e l’unica che possiamo praticare già oggi, senza aspettare nessuno studio. Tutto il resto viene dopo, semmai come amplificazione di un terreno già curato.
La scienza andrà avanti, e un giorno avremo strumenti più sicuri. Nel frattempo continueremo a raccontarli con la stessa onestà. Un caro saluto, e grazie ancora a Lei.
Molto chiaro ed esaustivo.
mille grazie!
Grazie Oliver
Non conosco molto l’argomento ma è stato interessante, anche per la chiarezza e l’onestà
Grazie mille, anche io apprezzo l’onestà intellettuale più di ogni altra cosa.
Non conosco molto l’argomento, e molto interessante e o l’intenzione di approfondire
Mi fa piacere: ho l’intenzione di approfondire l’argomento in articoli futuri, e di dedicare intere newsletter a singoli peptidi e categorie. Mi faccia sapere se ci sono dei peptidi particolari che suscitano il Suo interesse.
Molto ben scritto e chiaro, grazie Oliver. Ora ne so di più sia sull’argomento, sia a livello di “risultati scientifici reali e documentati” che non ci sono ancora. Nei gg scorsi ho visto un servizio sui peptidi e le loro costose promesse su RAI 3: ben fatto anche quello. Grazie di aiutarci a capire e a discernere i dati oggettivi dalla “fuffa”. In questo mare di informazioni spesso falsate, un profano naviga a vista.
Grazie mille, apprezzo l’onestà intellettuale più di tutto in questi casi e mi fa piacere che l’articolo sia stato di gradimento!:)
Bravissimo Oliver e grazie!
Mi fa piacere sia piaciuto😊
Grazie Oliver, sei sempre esaustivo preciso e molto professionale, ti leggo con piacere perché è stimolo per imparare capire e poter scegliere. Grazie
grazie mille per il commento😊
Molto interessante e utile, e soprattutto ci apre gli occhi sul marketing. Grazie 🙏
Grazie per il commento!
Le inoltro un messaggio che ho inviato a un commento precedente:
“Aggiungo una riflessione, perché il tema “ne parlano solo per vendere” merita una sfumatura. In realtà chi parla di peptidi si divide grosso modo in tre gruppi. C’è chi ne parla puramente per guadagnarci, e lì il marketing diventa quello che ha visto. C’è chi ne parla sia per interesse economico sia perché ha davvero riscontrato effetti positivi su di sé o su alcuni clienti; non sono necessariamente in malafede, semplicemente hanno un conflitto di interessi. E poi c’è chi ne parla perché intravede un potenziale reale: molecole che un giorno, insieme alle mille altre cose che la ricerca sta studiando oggi, potrebbero contribuire a migliorare concretamente e drasticamente la qualità di vita di tantissime persone.
Io al momento mi colloco nell’ultimo gruppo, e per questo cerco di parlarne sempre nel modo più oggettivo possibile: senza osannarli, ma anche senza screditarli del tutto. Perché è vero che oggi siamo solo all’inizio dell’evidenza solida, in anticipo rispetto alle prove, ma questo non significa che sia tutta fuffa o che la gente si stia iniettando acqua. Come dicevo nell’articolo, questi peptidi amplificano un segnale, e spesso premiano chi sta già conducendo uno stile di vita adeguato; altri possono dare una mano nel percorso di guarigione, ma anche lì serve sempre, alla base, l’impegno della persona.
Insomma, un effetto ce l’hanno. Solo che spesso è moooolto più piccolo di come lo dipinge il marketing; altre volte solo un po’ più piccolo; e altre volte ancora abbastanza vicino alle promesse. Finché l’utente è informato e parte con le aspettative giuste, può trarre un beneficio reale da alcuni peptidi già oggi, a patto di sapere quali usare e come, e di non avere la sfortuna di acquistare un prodotto fasullo.”
Oliver grazie per la chiarezza esposta con tanta verità ed onestà.mi piacerebbe che tu condividessi una giornata tipo di alimentazione.grazie
Grazie molte, in questi casi apprezzo l’onestà intellettuale più di qualsiasi altra cosa.
Una giornata tipo di alimentazione mia non penso sarebbe molto interessante😅
Seguo la dottoressa Tomasi che è molto esaustiva. Complimenti esposto benissimo…
Grazie mille!:)
Conoscevo solo la parola Peptide. Ora é molto più chiaro cosa sono e a cosa servono.
Grazie infinite per questa spiegazione chiara ed esaustiva.
grazie mille del commento😊
Grazie Oliver
Non ero a conoscenza di tutto ciò
Molto interessante😊
Grazie a te e si anche io trovo questo campo molto affascinante! 🙂
Si, nel mio percorso universitario di biologia ho ampiamente studiato i peptidi, ma la sua chiave di lettura mi aiuta a comprendere meglio il meccanismo. Grazie
Grazie ne hovsentito psrlare e mi fa piacerr conoscerli meglio. Mi chiefovse c’e’ un peptide per l’osteoporeosi
Buongiorno, e grazie della domanda, è perfetta per chiarire una cosa importante.
Sì, per l’osteoporosi esistono peptidi che funzionano, ma con una differenza enorme rispetto a quelli di cui abbiamo parlato finora: negli Stati Uniti ci sono due terapie anaboliche per l’osteoporosi approvate dalla FDA, abaloparatide (Tymlos negli Stati Uniti, Eladynos in Europa) e teriparatide (Forteo nell’USA; Forsteo nella UE ). Sono entrambi peptidi a tutti gli effetti, il teriparatide è basato sul paratormone (PTH 1-34), l’abaloparatide è un analogo di una proteina correlata (PTHrP).
E qui sta il punto interessante: questi non sono prodotti “for research only” comprati su un sito estero. Sono farmaci veri, prescrivibili, con anni di sperimentazione clinica alle spalle. Il teriparatide è stato il primo trattamento anabolico approvato per l’osteoporosi: invece di limitarsi a rallentare la perdita di osso, stimola la formazione di osso nuovo, il che lo rende molto diverso dai farmaci classici (i bifosfonati), che agiscono frenando il riassorbimento. In pratica, mentre la maggior parte dei trattamenti “tiene”, questi peptidi “ricostruiscono”.
Sono un esempio quasi da manuale di quello che dicevo nell’articolo: i peptidi hanno un potenziale reale e, quando arrivano alla fine del percorso scientifico (trial, approvazione, controllo di qualità) diventano strumenti clinici concreti e affidabili. La differenza con BPC-157 o TB-500 non è la categoria di molecola: è lo stadio di sviluppo. Questi due hanno completato il viaggio; gli altri sono ancora per strada.
Un paio di precisazioni che mi sento di aggiungere, valide per tutti: sono indicati per i casi ad alto rischio di frattura, non per qualunque osteoporosi, e hanno alcune regole d’uso ben precise: per esempio non se ne raccomanda l’uso cumulativo per più di due anni nell’arco della vita. Non sono quindi qualcosa da prendere “alla leggera”, ma vanno impostati e seguiti da uno specialista (internista, reumatologo, ortopedico, endocrinologo ecc.; non medico di base)
Quindi la risposta breve è: sì, esistono, e sono tra i casi in cui il peptide mantiene davvero la promessa. Ma proprio per questo passano dal medico e dalla farmacia, non da un sito online. Se è un tema che la riguarda da vicino, vale la pena parlarne con il suo medico.
Interessantissimo !! Per vendere sono capaci di dire qulsiasi cosa. Grazie per illustrarci
Grazie mille!:)
Aggiungo una riflessione, perché il tema “ne parlano solo per vendere” merita una sfumatura. In realtà chi parla di peptidi si divide grosso modo in tre gruppi. C’è chi ne parla puramente per guadagnarci, e lì il marketing diventa quello che ha visto. C’è chi ne parla sia per interesse economico sia perché ha davvero riscontrato effetti positivi su di sé o su alcuni clienti; non sono necessariamente in malafede, semplicemente hanno un conflitto di interessi. E poi c’è chi ne parla perché intravede un potenziale reale: molecole che un giorno, insieme alle mille altre cose che la ricerca sta studiando oggi, potrebbero contribuire a migliorare concretamente la qualità di vita di tantissime persone.
Io al momento mi colloco nell’ultimo gruppo, e per questo cerco di parlarne sempre nel modo più oggettivo possibile: senza osannarli, ma anche senza screditarli del tutto. Perché è vero che oggi siamo solo all’inizio dell’evidenza solida, in anticipo rispetto alle prove, ma questo non significa che sia tutta fuffa o che la gente si stia iniettando acqua. Come dicevo nell’articolo, questi peptidi amplificano un segnale, e spesso premiano chi sta già conducendo uno stile di vita adeguato; altri possono dare una mano nel percorso di guarigione, ma anche lì serve sempre, alla base, l’impegno della persona.
Insomma, un effetto ce l’hanno. Solo che spesso è moooolto più piccolo di come lo dipinge il marketing; altre volte solo un po’ più piccolo; e altre volte ancora abbastanza vicino alle promesse. Finché l’utente è informato e parte con le aspettative giuste, può trarre un beneficio reale da alcuni peptidi già oggi, a patto di sapere quali usare e come, e di non avere la sfortuna di acquistare un prodotto fasullo.
Articolo molto chiaro , grazie !
Stefania
grazie mille per il commento!