L’Infiammazione è tanto diffusa quanto sconosciuta, cerchiamo di capirla insieme.
Negli ultimi anni il termine infiammazione è diventato onnipresente.
Si dice che l’infiammazione faccia ingrassare.
Che impedisca di dimagrire.
Che peggiori il sonno.
Che rovini i mitocondri.
Che alteri gli ormoni.
Che renda il cervello più “annebbiato”.
Molto spesso queste frasi contengono una parte di verità.
Il problema è che quasi mai viene spiegato cosa significhi davvero.
Perché “infiammazione” non è un incendio misterioso che compare nel corpo senza contesto.
È una risposta biologica precisa, fondamentale per la sopravvivenza. Il punto non è eliminarla del tutto. Il punto è impedire che da risposta utile diventi rumore cronico di fondo.
L’infiammazione non è il nemico, lo è quando non si spegne più
L’infiammazione, in sé, è una funzione normale.
Se ti ferisci, se hai un’infezione, se entri in contatto con un agente nocivo, il sistema immunitario si attiva.
Arrivano cellule immunitarie.
Vengono liberate molecole-segnale.
I tessuti aumentano la loro difesa.
Si ripara, si contiene, si guarisce.
Questa è infiammazione acuta.
È utile.
È necessaria.
È vita.
Il problema nasce quando il sistema resta attivato a bassa intensità, ma in modo persistente.
Non abbastanza da darti febbre alta o un’infezione evidente.
Abbastanza però da alterare lentamente metabolismo, energia, sonno, umore e recupero.
È qui che entriamo nel territorio della infiammazione cronica di basso grado. Ed è questa, non l’infiammazione acuta, la forma che oggi interessa sempre di più la medicina metabolica.
Cosa si intende davvero per “infiammazione di basso grado”?
Con questa espressione si indica uno stato in cui il sistema immunitario è lievemente ma cronicamente attivato.
Non è una tempesta infiammatoria.
È più simile a una brace che continua a covare sotto la cenere.
A livello biologico, questo può coinvolgere:
- citochine pro-infiammatorie come interleuchina-6 (IL-6), interleuchina-1 enthalten TNF-alfa (tumor necrosis factor alpha)
- proteine di fase acuta come la PCR/CRP (proteina C-reattiva)
- stress ossidativo, cioè un eccesso di radicali liberi rispetto alla capacità antiossidante del corpo
- attivazione immunitaria nel tessuto adiposo, nel fegato, nel muscolo e in altri organi
In parole semplici:
il corpo non è “in guerra aperta”, ma neppure in pace.
La CRP è utile, ma non racconta tutta la storia
Una domanda importante è questa:
l’infiammazione si misura?
Sì, in parte. Ma non con un unico numero magico.
Die CRP è uno dei marker più usati. È una proteina prodotta dal fegato in risposta a segnali infiammatori, soprattutto all’IL-6. Nelle infiammazioni acute può aumentare molto rapidamente; nelle forme di basso grado si usa spesso la hs-CRP (high-sensitivity CRP), una versione più sensibile del test.
Però qui bisogna essere molto chiari:
avere una CRP bassa non significa automaticamente che nel corpo non esista nessuna infiammazione rilevante.
Perché?
Perché l’infiammazione può essere:
- locale e non sistemica
- intermittente
- più visibile in altre molecole-segnale, come citochine o marker metabolici
- presente nei tessuti prima ancora di emergere chiaramente nel sangue
Quindi sì, la CRP è utile.
Ma non esaurisce il discorso.
Perché l’infiammazione cronica conta così tanto?
Perché non resta confinata “in un angolo”.
Quando il corpo rimane a lungo in questo stato, le conseguenze possono propagarsi ovunque.
Sul metabolismo
Uno dei collegamenti meglio documentati è quello tra obesità viscerale, infiammazione del tessuto adiposo e insulino-resistenza.
Il tessuto adiposo, soprattutto quando si espande in modo patologico, non è un semplice deposito passivo: secerne citochine, richiama cellule immunitarie e può diventare un vero centro di segnalazione infiammatoria, influenzando fegato, muscolo, pancreas e metabolismo sistemico.
Questo è uno dei motivi per cui molte persone “sentono” di avere un metabolismo bloccato o faticano a perdere peso: non è solo una questione di calorie. In un corpo cronicamente infiammato, i segnali che regolano energia, fame, stoccaggio e sensibilità insulinica cambiano.
Sui mitocondri e sull’energia
Le citochine pro-infiammatorie e lo stress ossidativo possono interferire con la respirazione mitocondriale, ridurre l’efficienza della catena di trasporto degli elettroni, abbassare la produzione di ATP e favorire ulteriore produzione di specie reattive dell’ossigeno. In pratica: meno energia utile, più rumore ossidativo, meno recupero.
Questa dinamica è stata descritta, ad esempio, anche nella letteratura su ME/CFS, dove infiammazione di basso grado, stress ossidativo e disfunzione mitocondriale sembrano rinforzarsi a vicenda.
Sul sonno
Il rapporto tra sonno e infiammazione è bidirezionale.
Dormire male può aumentare marker infiammatori; allo stesso tempo, un ambiente più infiammato può frammentare il sonno e ridurre il sonno profondo. Quindi non è raro vedere persone intrappolate in un circolo vizioso: più infiammazione → peggio si dorme → più il sistema infiammatorio si altera.
Su umore, cervello e benessere generale
Quando energia cellulare, sonno e metabolismo peggiorano, spesso peggiorano anche concentrazione, motivazione e sensazione generale di vitalità. L’infiammazione cronica di basso grado non è solo una questione “di laboratorio”: può diventare esperienza vissuta quotidianamente.
Cibo “che infiamma”: cosa significa davvero?
Qui serve molta onestà.
Non esiste una lista universale di alimenti che “fanno infiammazione” in tutti gli esseri umani allo stesso modo.
La realtà è più sfumata.
Ci sono però alcune categorie da distinguere.
- Cibi che favoriscono un contesto pro-infiammatorio in modo indiretto
Una dieta iperprocessata, povera di nutrienti e micronutrienti, ricca di zuccheri raffinati, farine ultra-lavorate, grassi industriali e iperpalatabilità, tende a favorire:
- eccesso calorico
- adiposità viscerale
- alterazioni glicemiche
- disfunzione del microbiota
- segnalazione infiammatoria cronica
- Cibi che in alcune persone scatenano una risposta immunitaria vera
Nel caso della celiachia, il glutine non è una moda: è un trigger immunologico reale che danneggia la mucosa dell’intestino tenue. Qui sì, parliamo di infiammazione immuno-mediata.
- Cibi che alcune persone tollerano male, ma non tutti per gli stessi motivi
Qui è importante essere intellettualmente onesti.
Non è corretto dire che “certi cibi infiammano tutti” o che ogni sintomo dopo un pasto sia automaticamente una risposta immunitaria. Però è altrettanto scorretto dire che sia tutto immaginario o puramente soggettivo. La realtà, come spesso accade in biologia, è più complessa.
Come abbiamo visto nel punto 2, esistono situazioni in cui un alimento scatena una risposta immunitaria vera e propria, come nelle allergie alimentari o nella celiachia. In questi casi non si parla di suggestione, ma di meccanismi immunologici ben definiti. Poi esistono altre condizioni in cui il problema non è un’allergia classica, ma una tolleranza ridotta, una barriera intestinale alterata, un microbiota in squilibrio, una mucosa già irritata o un sistema immunitario che si trova in uno stato di maggiore reattività. In questi contesti, alimenti che in una persona sana e in equilibrio potrebbero essere gestiti senza difficoltà, possono invece contribuire a mantenere sintomi, stress intestinale e una certa attivazione infiammatoria di basso grado.
Questo non significa che ogni fastidio dopo un pasto sia “infiammazione”, né che il glutine, i latticini o altri alimenti siano tossici per definizione. Significa piuttosto che la risposta a un cibo dipende anche dal terreno biologico in cui quel cibo arriva. Un organismo metabolicamente stabile, con una buona funzione digestiva e una barriera intestinale integra, può tollerare bene alimenti che in una fase di disfunzione, stress o infiammazione cronica diventano invece più problematici. Per questo, in alcuni casi, rimuovere temporaneamente certi cibi può abbassare il rumore di fondo e aiutare il sistema a ritrovare equilibrio. Ma questo va fatto con criterio, senza trasformare ogni alimento in un nemico e senza confondere allergia, intolleranza, sensibilità e infiammazione come se fossero la stessa cosa.
In breve:
non tutto è tossico per tutti.
Ma non tutto è neutro per tutti.
Perché ridurre l’infiammazione può cambiare così tanto?
Perché quando si abbassa il rumore di fondo, il corpo torna a leggere meglio i propri segnali.
Spesso migliorano:
- il sonno
- la lucidità mentale
- la sensibilità insulinica
- la gestione dell’energia
- la facilità con cui si perde peso
- il recupero
- la qualità della pelle e dell’intestino
- la stabilità dell’umore
Non perché l’infiammazione sia l’unica causa di tutto.
Ma perché è un moltiplicatore.
Quando è alta, peggiora tante cose insieme.
Quando si riduce, tante funzioni iniziano a tornare più ordinate.
Una vita “anti-infiammatoria” non è una vita senza infiammazione
Anche questo va detto.
L’obiettivo non è azzerare ogni risposta infiammatoria.
Se ti alleni, avrai una quota di infiammazione acuta utile.
Se combatti un’infezione, vuoi una risposta immunitaria efficace.
Se ti ferisci, hai bisogno dell’infiammazione per guarire.
La vera strategia è diversa:
ridurre l’infiammazione cronica, inutile, silenziosa, persistente.
Quella che non ti protegge.
Quella che ti consuma.
E allora da dove si parte?
Da ciò che abbassa il carico di fondo:
- alimentazione semplice, vera, meno processata
- qualità del sonno
- gestione dello stress
- movimento regolare
- peso metabolico più favorevole
- individuazione di eventuali trigger personali
- supporto a mitocondri, micronutrienti e recupero
Un invito concreto
Il 28 aprile inizierà la nostra challenge antinfiammatoria (trovi tutte le info sul sito www.cristinatomasi.com)
L’idea non è inseguire una moda, è fare ordine.
Capire meglio cosa ti infiamma, cosa ti aiuta, e come si costruisce, nella pratica quotidiana, un terreno biologico più favorevole a energia, leggerezza, recupero e benessere.
Perché combattere l’infiammazione cronica di basso grado non significa solo “stare meno infiammati”.
Significa creare un corpo che lavora meglio.
Dorme meglio.
Recupera meglio.
E, molto spesso, vive meglio.
Bello, vero?
Cosa ne dici?
Ti leggo…

Molto interessante l’argomento
Buongiorno Dott.ssa,
Sono Erika ho 51 anni ,in menopausa e peso 105 Kg e alta 1,65 .
Ho avuto disturbi alimentari ( Binge Eating Disorder) ora non faccio più abbuffate ma cmq non riesco a dimagrire. Ho il fegato grasso e le analisi che non vanno bene, colesterolo ,trigliceridi, glicemia un pò alte e anche la Ves e Pcr sempre alte . Vorrei sapere quale alimentazione è meglio per me, Low Carb, Chetogenica o iniziare la Challenge Antifiammatoria??? Grazie Saluti Erika
Buongiorno Olver,
Sei sempre molto prezioso.
Grazie
Buongiorno, io soffrendo anni da una rinite vasomotoria. Pensa che questo corso possa fare il mio caso?
Grazie mille
Amneris
Diagnosi di Fibromialgia nel 2024. Cura concezionale. Dopo un anno senza risultati mi sono rivolta ad una microimmunopterapista. Inizio un percorso dove in primis effettuo un esame PANNELLO MIT e qui finalmente la risposta alla
Mia Fibromialgia. Percorso di cura su più fronti. Alimentazione no glutine no latticini no istamina no zucchero! Alimentazione pulita. Terapia che metta a dormire i virus riattivati dell’ELBV e sistemazione dei mitocondri. Dopo un anno sono rinata. Dimagrita di 15 kg, dormo, mi alleno. Ora seguo solo terapia una volta al mese di infusioni EV con Nad+, vitamine gruppo b, vitamina c, glucacone, carnitina. Bisogna investire un po di soldini ma per la salute questo ed altro. Lei dottoressa che seguo molto continui su questa strada perché non è miracolo ma solo ha slot che il nostro corpo non va addormentato dalle medicine ma risvegliato con quello che la natura ci offre.
Grazie per tutte queste spiegazioni che aiutano a comprendere come mai il corpo non reagisce come vogliamo. Sembra di fare tutto giusto e di essere particolarmente attenti a cosa si mangia ma, senza una guida capace, il risultato scarseggia o addirittura manca.
Dunque, grazie di cuore per insegnarmi a correggere abitudini sbagliate. Barbara
Interessante argomento
Tutto ciò che ha detto è illuminante ed istruttivo, ho trascorso anni facendo diete più o meno risolutive dove l’assunzione di zucchero in ogni sua forma mi veniva proibito o (e questo è peggio) sostituito con alimenti ad alto contenuto proteico e basso contenuto di zucchero ultra
processati senza mai capire il danno di quest’ultimi! Dopo.due settimane di food addiction ho imparato tantissime cose, mi sento bene e mangio ciò che mi sazia davvero! Per questo voglio seguire an he questa challenge antinfiammatoria per migliorare ancora di più la mia salute! Grazie Giovanna
La spiegazione molto interessante!
Molto interessante.
Sempre molto interessante leggerti , hai una gran capacità di spiegare in modo efficace e chiaro, grazie davvero
Molto illuminante. Emicranica con intervento di aneurisma che ha peggiorato l’intensità del dolore e una recente”diagnosi” di polimialgia, dopo anni di dolori con le conseguenze che ho trovate scritte, un’amica nutrizionista mi sta aiutando con molte informazioni che ha approfondito nel suo convegno. Al momento sono praticamente rinata perché prendo cortisone a basso dosaggio cobtante intanto per 6 mesi. Ma adesso ho la forza, l’umore, la voglia, lo stimolo di aiutarmi con il cibo. Grazie dei suoi studi.
Paola
Buongiorno da 4 anni soffro di connettivite indifferenziata, spondilite anchilosante, fibromialgia. Eseguite terapie biologiche. Sono HLAb27. Ora sto curando solo i dolori della fibromialgia.
Grazie Oliver hai spiegato molto bene e chiaramente io ho intenzione di farla faccio immunoterapia da tre anni per un tumore dovuto ad un melanoma 4 stadio è stabile pero’ le terapie mi hanno fatto venire artrite reumatoide calle mani e morbo di addison . Io già seguo ma vediamo se riesco a wtare meglio e perdere qualche kilo …a presto
Ringrazio per la professionalità e la correttezza che tu Oliver e tua mamma mostrate sempre nelle vostre spiegazioni. Come gia’ paziente di Cristina chiederò presto una visita personale perché ho bisogno di ulteriori chiarimenti molto precisi per la mia situazione. Grazie veramente per la vostra chiarezza e disponibilità.
Buongiorno mia figlia ha la sclerosi multipla diagnosticata a 32 anni … è tutto collegato a queste infiammazioni?
Carmen