Non sei pigro, sei sovrastimolato.
C’è una frase che oggi sentiamo ovunque:
“Non ho motivazione.”
“Non ho voglia.”
“Non riesco a concentrarmi.”
“Mi sento svuotato.”
La risposta più comune?
“Devi avere più disciplina.”
Ma la disciplina non nasce nel vuoto, nasce in un cervello che ha energia neurochimica sufficiente per sostenere lo sforzo.
E qui entra in scena la dopamina.
Cos’è davvero la dopamina
La dopamina non è l’ormone del piacere, non è la molecola della felicità, è la molecola della spinta.
Dal punto di vista fisiologico, la dopamina è un neurotrasmettitore prodotto in diverse aree del cervello, in particolare nella substantia nigra e nell’area tegmentale ventrale (VTA).
Le sue vie principali sono:
- Via mesolimbica → motivazione e ricompensa
- Via mesocorticale → attenzione, pianificazione, concentrazione
- Via nigrostriatale → movimento
- Via tuberoinfundibolare → regolazione ormonale (prolattina)
Sistema dopaminergico e le sue vie:
Non è una molecola “emotiva”, è una molecola di orientamento verso l’obiettivo.
La dopamina non ti fa godere la vittoria, yi fa inseguire la vittoria.
Non è il premio, è la spinta a cercarlo.
Dopamina = Motivazione anticipatoria
Quando il cervello percepisce la possibilità di una ricompensa futura, rilascia dopamina.
Non quando ottieni il risultato, ma quando lo anticipi.
È la molecola che ti fa dire:
“Lo faccio.”
“Ci provo.”
“Vado avanti.”
Senza dopamina, non ti alzi dal letto per inseguire nulla.
La bacinella della motivazione
Immagina la tua dopamina come una bacinella d’acqua.
Ogni stimolo piacevole: notifiche, zucchero, pornografia, social, shopping compulsivo, binge watching, è un secchio che svuoti nella bacinella.
Picco improvviso – euforia breve – scarica intensa.
Ma il sistema nervoso non è ingenuo.
Dopo un picco dopaminergico, avviene una compensazione:
il livello scende sotto la linea di base.
Se continui a versare secchi d’acqua fuori controllo, la bacinella si svuota e quando la bacinella è quasi vuota?
Non hai più spinta, non hai più motivazione, non perché sei debole, ma perché il tuo sistema di ricompensa è stato sovrastimolato.
Il paradosso moderno
Viviamo nell’epoca della massima stimolazione dopaminergica della storia umana.
- Scroll infinito
- Video brevi ad alta intensità
- Notifiche continue
- Pornografia immediata
- cibo spazzatura “iper-palatabile”
- Giochi online (d’azzardo e non)
Ogni stimolo è progettato per attivare il sistema di ricompensa, ma il cervello si adatta.
Quando i picchi sono troppo frequenti, i recettori dopaminergici riducono la loro sensibilità (downregulation).
Risultato?
Ciò che prima ti sembrava interessante ora ti sembra piatto, ciò che prima ti dava soddisfazione ora è neutro.
Hai bisogno di stimoli sempre più intensi per provare la stessa spinta e le cose normali: studio, allenamento, lettura, lavoro profondo, diventano “troppo faticose”, non perché lo siano oggettivamente, ma perché non generano abbastanza dopamina rispetto agli stimoli artificiali.
Cosa succede quando sei “svuotato”
Uno stato dopaminergico basso cronico si manifesta con:
- difficoltà di concentrazione
- perdita di motivazione
- procrastinazione
- apatia/abulia
- umore basso
- difficoltà a iniziare compiti
- ricerca compulsiva di stimoli rapidi
Non è necessariamente depressione clinica, è una disregolazione del sistema di ricompensa.
Il cervello dice: “Niente vale lo sforzo.”
E quando il cervello pensa che niente valga lo sforzo, il mondo perde colore.
Dopamina e dipendenza
La dipendenza non è solo chimica, è neuroadattamento.
Ogni picco intenso crea una discesa e quella discesa è sgradevole.
Per tornare alla linea di base, il cervello cerca di nuovo lo stimolo, non per piacere, ma per uscire dal disagio.
(Domando scusa per le mie doti artistiche, ma non sono mai stato il miglior disegnatore. Volevo comunque incollare questo disegno per una rappresentazione visiva semplificata.)
Questo ciclo ripetuto porta a:
- minore sensibilità dei recettori alla dopamina (serve uno stimolo più forte di prima per avere lo stesso effetto)
- maggiore bisogno di stimolo
- minore soddisfazione reale
È un circolo vizioso.
C’è un punto che spesso viene frainteso.
La dopamina è coinvolta sì nella dipendenza, ma anche nella motivazione verso lo sforzo.
Allenarsi attiva dopamina, studiare attiva dopamina, costruire un progetto attiva dopamina.
Non allo stesso modo dello scrolling compulsivo, non con lo stesso picco immediato, ma la attivano in maniera:
- più graduale
- più fisiologica
- più integrata con altri sistemi (serotonina, endorfine, ossitocina)
- meno violenta in termini di picco
Quando inizi un percorso difficile: palestra, studio, lavoro profondo, all’inizio è faticoso perché i tuoi recettori sono abituati a stimoli “livello 100”.
Se stare sdraiati sul divano con birra e pizza a guardare Netflix é uno stimolo di livello 100: lo studio è livello 20, l’allenamento è livello 30 e in più richiedono sforzo.
Il cervello allora ragiona così:
“Perché dovrei faticare per ottenere 30, quando posso avere 100 stando seduto?”
Ed è qui che molte persone mollano, ma se resisti, se continui, se ripeti, il sistema dopaminergico si riadatta, la sensibilità aumenta.
Il livello 30 diventa 60, poi 70, poi 80.
E a un certo punto succede qualcosa di interessante: la difficoltà stessa diventa gratificante, superare un limite genera rilascio dopaminergico.
Fare qualcosa che ieri non riuscivi a fare diventa una ricompensa, non è più solo il risultato, è il processo.
Ed è qui che alcune persone sembrano “dipendenti” dal lavoro o dall’allenamento.
Non perché siano patologiche, ma perché il loro sistema di ricompensa si è ricalibrato verso stimoli costruttivi, e questi stimoli attivano vie e sistemi simili a quelli attivati dalla cocaina, solamente in maniera fisiologica, quindi non é del tutto errato se si dice: “dipendenza dall’allenamento/studio/lavoro”.
Il cervello ha imparato che lo sforzo porta soddisfazione.
E quando la dopamina torna a essere associata alla crescita invece che al consumo passivo, la fatica non è più un nemico, diventa un alleato e la persona che prima non riusciva nemmeno ad alzarsi dal divano per prendersi un’altra birra dal frigo perché troppo lontano, ora va in cerca di attività difficili e che stimolano la propria crescita personale.
La soluzione non è “zero dopamina”
Non dobbiamo eliminare la dopamina, dobbiamo ristabilire la sensibilità.
Come?
Riducendo i picchi artificiali.
Ripristinando stimoli naturali con:
- Movimento fisico
- Esposizione alla luce solare
- Lavoro profondo senza distrazioni
- Relazioni reali
- Obiettivi progressivi
- Ricompense ritardate
La dopamina ama la progressione, ama lo sforzo seguito da conquista.
La dopamina non ama l’iperstimolazione continua, ma non ama nemmeno il vuoto.
C’è un altro errore che si fa spesso: pensare che la soluzione sia eliminare tutto.
Silenzio totale, zero stimoli, zero piacere.
Non funziona così.
Il cervello non è progettato per il nulla.
È progettato per il movimento, per l’esplorazione, per la crescita.
Ed é per questo che quando una persona abbandona un vizio spesso ne sviluppa un altro:
chi smette di fumare inizia a mangiare di più o viceversa, chi smette con una droga passa a un’altra.
Perché?
Perché il sistema dopaminergico non tollera il vuoto, non cerca solo piacere, cerca attivazione.
Se togli uno stimolo forte e non lo sostituisci, il cervello ne cercherà un altro, sempre.
Ecco perché la vera strategia non è solo sottrarre.
È sostituire.
Non eliminare la dopamina, ma rieducarla con:
- Allenamento
- Studio
- Progetti
- Relazioni vere
- Competenze nuove
- Progressione
Il cervello ama sentire che sta andando da qualche parte.
La differenza tra una dipendenza distruttiva e una “dipendenza” costruttiva non è la dopamina, è la direzione.
Una consuma energia, l’altra la costruisce.
Non si tratta di diventare monaci, si tratta di diventare selettivi.
Scegliere stimoli che ti espandono, non che ti svuotano, perché il sistema di ricompensa non vuole il caos. Vuole crescita.
Motivazione e identità
La dopamina è strettamente legata alla percezione di possibilità.
Se credi che qualcosa sia possibile, il sistema di ricompensa si attiva verso quell’obiettivo.
Se credi che sia inutile, il circuito si spegne.
Qui torniamo alla newsletter precedente.
Limiti mentali = riduzione dopaminergica verso quell’obiettivo.
Convincerti che sia possibile = aumento della spinta.
Come si ricostruisce una dopamina sana?
Protocollo pratico per uscire dalla sovrastimolazione
Ora la domanda diventa inevitabile:
se mi riconosco in questo quadro, cosa faccio concretamente?
Smetto tutto domani?
Ridimensiono gradualmente?
Faccio un “reset dopaminergico”?
La risposta corretta non è ideologica.
È strategica, dipende dalla tua personalità e dal tuo passato.
Prima verità fondamentale
La dopamina non si “esaurisce” come la benzina, non è che finisce chimicamente.
Il problema non è la quantità assoluta, è la sensibilità del sistema, è la risposta dei recettori.
Quindi l’obiettivo non è “produrre più dopamina”, ma ripristinare la sensibilità dopaminergica e questo lo si fa riducendo i picchi artificiali ripetuti.
Approccio 1: Interruzione drastica
Taglio netto.
- Stop social per 30 giorni
- Stop pornografia
- Stop fumo
- Stop alcol
- Stop cibo spazzatura
Vantaggi:
- Reset rapido dei picchi
- Riduzione immediata del carico dopaminergico artificiale
- Forte segnale identitario (“io comando, non lo stimolo”)
Svantaggi:
- Fase iniziale molto difficile
- Sensazione di vuoto
- Irritabilità
- Umore basso temporaneo
- Forte desiderio compulsivo di abbandonare nei primi 7–14 giorni
Dal punto di vista neurobiologico è coerente:
riduci drasticamente i picchi→ il cervello non riceve più iperstimolazioni → inizia a riadattarsi.
Ma non è per tutti. Se una persona è molto impulsiva o ha scarsa struttura, il rischio è ricaduta massiva e con un consumo del vizio nocivo più alto di prima.
Approccio 2: Riduzione progressiva strutturata
Questo è quello che spesso viene usato anche in ambito clinico comportamentale.
Esempio pratico:
Telefono 10h → 8h → 6h → 4h → 2h
Sigarette 20 → 15 → 10 → 5 → 0
Pro
- Meno shock
- Maggiore sostenibilità
- Meno stress iniziale
- Più facile da mantenere
Contro
- I picchi restano presenti
- L’adattamento è più lento
- Più rischio di autoinganno (“oggi solo 10 minuti in più”)
Neurobiologicamente funziona, ma richiede disciplina reale.
Quale scegliere?
La scelta dipende dalla personalità.
Personalità “tutto o niente”
Meglio taglio netto.
Perché la moderazione diventa autoinganno.
Personalità da moderatore (persona che se dice “mangio 3 biscotti”, ne mangia veramente 3 e non tutto il pacchetto)
Meglio riduzione programmata con metriche precise.
Non esiste un dogma.
Esiste coerenza tra strategia e personalità.
Cosa succede nei primi giorni se si opta per un taglio netto?
Qui è fondamentale la consapevolezza.
Quando riduci drasticamente gli stimoli:
- ti senti apatico
- ti senti “giù”
- il mondo sembra meno interessante
- le cose normali sembrano noiose
This NON significa che la vita sia peggiorata.
Significa che il tuo livello dopaminergico basale e la sensibilità dei recettori si stanno riassestando.
È un processo di ricalibrazione. Il cervello sta tornando a percepire come “normali” stimoli che prima erano invisibili perché sovrastimolato.
Se sai questo, lo attraversi meglio.
Se non lo sai, pensi:
“Sto peggio e tutto fa schifo, quindi tanto vale tornare a prima.”
Ed è qui che molti falliscono.
Protocollo concreto (razionale e sostenibile)
Se dovessi costruire un protocollo equilibrato, sarebbe questo:
1️⃣ Taglio immediato degli stimoli più artificiali
- Pornografia
- Scroll notturno
- Notifiche push
- Uso del telefono a letto
Subito.
2️⃣ Riduzione programmata dei social
Timer reale.
Limite giornaliero deciso in anticipo.
Nessuna deroga emotiva.
3️⃣ Sostituzione attiva, non solo rimozione
Il cervello non tollera il vuoto.
Serve riempire con:
- Allenamento fisico
- Camminate al sole
- Lavoro profondo senza distrazioni
- Conversazioni reali
- Lettura
- Obiettivi misurabili
La dopamina ama la progressione.
Dalle progressione.
4️⃣ Struttura quotidiana
Orari di sonno fissi
Esposizione alla luce al mattino
Routine prevedibili
La stabilità circadiana aiuta la regolazione dopaminergica.
E il fumo? L’alcol?
Qui entriamo in un campo più complesso. Nicotina e alcol agiscono direttamente sui circuiti di ricompensa.
Per molti soggetti, il taglio netto è più efficace della riduzione lenta.
Ma è importante sapere che:
- irritabilità iniziale è fisiologica
- il desiderio di consumare non è identità, é il tuo cervello che siccome scombussolato cerca di convincerti che ne hai bisogno. Ti sembra reale, ma se resisti il tuo cervello si renderà presto conto che non é il caso.
- il disagio è temporaneo
(Piccola parentesi di dovere siccome da medico devo pensare alle eccezioni: una persona gravemente alcolizzata deve fare attenzione, perché una interruzione drastica e improvvisa può comportare conseguenze gravi e in certi casi fatali, ergo, potrebbe portare al decesso. Quindi, in questi casi é meglio farsi seguire da uno specialista.)
Il cervello si adatta. Sempre.
Quanto tempo serve?
Chiaramente vi é molta individualità e dipende anche da che punto si inizia, ma a grandi linee se si fa un taglio netto spesso la scalette é la seguente:
Prime percezioni di miglioramento: 7–14 giorni
Maggiore stabilizzazione: 3–4 settimane
Adattamento più profondo: 2–3 mesi
Non è magia. È neuroplasticità.
Il punto chiave
Non si tratta di eliminare il piacere. Si tratta di tornare a provare piacere nelle cose reali.
Quando il sistema di ricompensa si riequilibra:
- leggere diventa interessante
- allenarsi dà soddisfazione
- lavorare a un progetto stimola
- parlare con qualcuno è gratificante
Non perché il mondo sia cambiato. Ma perché il tuo sistema nervoso ha smesso di essere bombardato.
La dopamina non è il nemico. L’iperstimolazione incontrollata e incessante lo è.
Non devi diventare ascetico o un monaco.
Devi diventare selettivo.
Il messaggio finale
Non sei pigro.
Non sei debole.
Non sei “senza forza di volontà”.
Se ti senti svuotato, potrebbe essere che la tua bacinella dopaminergica sia stata continuamente prosciugata da stimoli artificiali.
La motivazione non si crea urlando contro sé stessi. Si ricostruisce proteggendo il sistema nervoso.
Meno picchi.
Più profondità.
Meno distrazioni.
Più direzione.
Perché la dopamina non è il piacere. È il carburante dell’azione.
E senza carburante, anche il motore migliore resta fermo.
Fidati, non c’ è nulla di sbagliato in te!
Un abbraccio e ti aspetto nei commenti.
Sempre grazie per il tuo tempo,
Oliver

Carrissimi, è sempre una grande soddisfazione e uno stimolo reale leggere i vostri consigli e seguirli.
Mi dispiace che il tempo è l’impegni di questo periodo mi impediscono di incontrarla le seguo prendo i suoi libri e a breve anche gli integratori.
Ho sempre usato l’approccio 1 poiché ho un carattere sfidante.
Comunque, un articolo Top, complimenti
Sempre molto interessanti queste letture! Grazie per i suggerimenti.
Grazie infinite Oliver, sempre interessanti Ie sue pubblicazioni, chiare ed esaustive. Mi ci rivedo in alcuni dei suoi esempi che cercherò di seguire.
Diventerà un bravo medico come la sua mamma.
Cordiali saluti e buon lavoro
Salve, trovo sempre molto interessanti i vostri contenuti. GRAZIE.
Riguardo all’integratore di collage a cui sono interessata vorrei sapere, visto che sto assumendo: creatina, proteine, omega 3, Q10, vitamina C, vitamina D, è il caso di aggiungere anche il collagene?
Vi ringrazio della cortese risposta.
Gabriella Pieri
Veramente interessante!
Grazie davvero!
Ho comprato il collagene.
Mi incuriosisce, voglio provarlo.
Anch’io sto prendendo omega 3, creatina , vitamina C, vitamina D+K2, magnesio, berberina, TOS.
Boh.
Sto bene, mi sento bene!
Speriamo bene!
narrazione molto interessante e ben spiegata, conosco il problema visto che ho a che fare anche con MP da alcuni anni.
Grazie siete impagabili nelle spiegazioni che leggo diligentemente.
Complimenti e cordialità