La Fotobiomodulazione
Quando la luce parla ai mitocondri
I benefici reali della luce rossa e vicino-infrarossa, e le frontiere più promettenti
La maggior parte della luce che incontriamo fa due cose: illumina, oppure scalda. La luce del sole abbronza (e in eccesso danneggia), una lampada, riscalda.
Esiste però una fascia particolare dello spettro, quella della luce rossa e vicino-infrarossa, che fa qualcosa di più curioso: viene assorbita dentro le nostre cellule, dal macchinario che produce la nostra energia. Non scalda, non abbronza, non danneggia il DNA come fa l’ultravioletto. Parla, letteralmente, ai mitocondri.
È questo il principio della fotobiomodulazione. E vale la pena raccontarlo bene, perché è una di quelle tecnologie in cui la fisiologia di base è davvero solida e affascinante, e in cui distinguere ciò che è documentato da ciò che è promettente fa tutta la differenza.
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Cosa significa “fotobiomodulazione”
Il nome dice tutto: foto (luce), bio (vita), modulazione (regolazione fine). È l’uso di specifiche lunghezze d’onda di luce rossa e vicino-infrarossa per modulare l’attività delle cellule. A differenza dei laser chirurgici, qui non si taglia né si brucia nulla: le intensità sono basse e la luce non aumenta in modo significativo la temperatura dei tessuti. E a differenza dell’ultravioletto, queste lunghezze d’onda non hanno proprietà cancerogene o mutagene.
Si lavora su due “finestre” che agiscono a profondità diverse:
- la luce rossa, intorno ai 630-680 nm, che penetra qualche millimetro e agisce soprattutto sulla pelle;
- la luce vicino-infrarossa (NIR), intorno agli 810-850 nm, che penetra più in profondità (fino a diversi centimetri) raggiungendo muscoli, articolazioni e tessuti più interni.
È la ragione per cui molti dispositivi combinano le due: lavorano insieme, a strati diversi.
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Il meccanismo: dentro il mitocondrio
Qui sta il cuore della storia, e ha una protagonista sola: un enzima chiamato citocromo c ossidasi, l’ultimo anello della catena che, dentro i mitocondri, produce l’ATP, la moneta energetica di ogni cellula.
Questo enzima ha una particolarità: è il principale “ricevitore” della luce rossa e infrarossa. È l’antenna che capta quei fotoni. E quello che succede dopo è elegante.
Quando una cellula è in difficoltà (infiammata, stressata, poco ossigenata), produce un eccesso di ossido nitrico, che si infila proprio dove l’ossigeno dovrebbe legarsi all’enzima e lo blocca, come un tappo. Risultato: la produzione di ATP rallenta, si accumulano specie reattive dell’ossigeno, si innesca infiammazione. La cellula “soffoca” dal punto di vista energetico.
La luce rossa e infrarossa, assorbita dall’enzima, stacca quel tappo. E in un colpo solo accadono tre cose:
- l’enzima torna a funzionare e la produzione di ATP riparte e la cellula recupera energia;
- l’ossido nitrico liberato finisce nel circolo → vasodilatazione e migliore microcircolazione, quindi più ossigeno e nutrienti ai tessuti;
- il rilascio transitorio di specie reattive dell’ossigeno funziona come segnale, attivando una cascata di vie cellulari che culminano nel rilascio di fattori di crescita e in un effetto anti-infiammatorio.
In una frase: la luce non aggiunge energia dall’esterno, ma toglie un freno, permettendo al mitocondrio di tornare a lavorare al meglio.
C’è un corollario elegante in tutto questo: se il meccanismo consiste nel liberare un enzima frenato dallo stress cellulare, la luce tende ad aiutare di più proprio i tessuti che ne hanno più bisogno — infiammati, affaticati, in via di riparazione, o invecchiati. La luce arriva dove serve, quando serve.
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I benefici meglio documentati
Pelle e collagene. È l’applicazione più studiata, e i risultati ci sono: studi clinici randomizzati con valutazione in cieco hanno mostrato riduzione di rughe e rugosità cutanea e un aumento misurabile della densità di collagene, verificato con ecografia e biopsia. Con l’età collagene ed elastina calano; la luce rossa stimola i fibroblasti, le cellule che li producono, e migliora il microcircolo cutaneo, sostenendo anche la guarigione di cicatrici e piccole ferite. È, in sintesi, uno degli usi più maturi e meglio fondati.
Capelli. I dispositivi a luce/laser a basso livello sono stati autorizzati dalla FDA nel 2007 per la calvizie androgenetica, e diverse meta-analisi di studi randomizzati confermano un aumento significativo della densità dei capelli rispetto al placebo.
Recupero muscolare e performance. Aumentando l’ATP disponibile e migliorando l’ossigenazione, la luce rossa e infrarossa può accelerare il recupero, ridurre l’affaticamento e attenuare le microlesioni muscolari indotte dall’esercizio. È uno dei motivi del crescente interesse nel mondo dello sport.
Articolazioni, dolore e infiammazione. Una revisione sistematica del 2024 supporta un miglioramento di dolore e funzione nell’artrosi, con le evidenze più robuste per ginocchio e mani; il vicino-infrarosso raggiunge i tessuti articolari più profondi. Sulla pelle, l’effetto anti-infiammatorio si traduce anche in benefici documentati sull’acne.
Microcircolazione. L’ossido nitrico rilasciato dilata i vasi e migliora il flusso locale di sangue: più ossigeno e nutrienti ai tessuti trattati, e una più rapida rimozione delle scorie. È un effetto trasversale che sostiene molti degli altri.
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Le frontiere promettenti
E poi c’è tutto un fronte di ricerca in cui il meccanismo teorico è solido e affascinante, anche se gli studi sull’uomo sono ancora in una fase iniziale. Qui non si possono fare promesse concrete, ma si può guardare con ottimismo informato.
Cervello, umore e cognizione.
La luce vicino-infrarossa penetra il cuoio capelluto e il cranio e raggiunge la corteccia: è il presupposto della cosiddetta fotobiomodulazione transcranica, oggi studiata come possibile supporto a memoria, attenzione, umore e resilienza allo stress. Il razionale è coerente: i neuroni sono cellule estremamente avide di energia, e la citocromo c ossidasi è ovunque nel cervello, e i primi studi pilota sull’uomo sono incoraggianti. È un’area da seguire con interesse, più che una promessa già mantenuta.
Occhi.
La retina è uno dei tessuti più ricchi di mitocondri dell’intero organismo. Da qui una supposizione ragionevole: una catena di trasporto degli elettroni più efficiente potrebbe sostenere la funzione delle cellule retiniche, soprattutto con l’avanzare dell’età. Alcuni studi preliminari con luce rossa a 670 nm vanno in questa direzione
Sonno e ritmi circadiani.
A differenza della luce blu serale degli schermi, che sopprime la melatonina e disturba l’addormentamento, la luce rossa non ha lo stesso effetto disturbante sul ritmo sonno-veglia. Diversi appassionati la integrano nella routine serale proprio per questo: usano le lampade a luce rosse proprio come delle vere lampade della luce, e diventa quasi come se non ci fosse elettricità e si accendesse un fuoco.
Il filo conduttore di tutte queste frontiere è lo stesso: più energia cellulare disponibile significa, in teoria, tessuti che funzionano meglio. È un’idea promettente e la ricerca dei prossimi anni ci dirà fin dove arriva davvero.
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La dose giusta: di più non è meglio
Questo è forse il concetto più importante da capire, e quello che distingue un uso intelligente da uno inutile.
La fotobiomodulazione segue una risposta bifasica alla dose (in gergo, la legge di Arndt-Schulz): la relazione tra quantità di luce ed effetto non è una linea retta, ma una curva a U rovesciata. Troppa poca luce non innesca nulla; la dose giusta produce il beneficio; e una dose eccessiva annulla l’effetto, o a livelli molto alti può perfino diventare controproducente.
È l’opposto della logica “più ne faccio, meglio è”. Esiste una finestra ideale, che dipende dal tessuto, dalla profondità e dall’obiettivo. Per questo distanza e durata della singola seduta non sono dettagli, ma parte del trattamento: sovraesporsi in una sessione non accelera i risultati, semmai li peggiora.
Attenzione però a non confondere due cose diverse. Il “di più non è meglio” riguarda la dose della singola seduta, non quante volte alla settimana ti esponi. Una seduta misurata tutti i giorni non è affatto un eccesso: anzi, per i benefici migliori l’uso quotidiano è l’approccio più consigliato, perché la costanza è il fattore che conta di più. In sintesi: non strafare in una singola sessione (e con dispositivi molto potenti tieni le sedute brevi), ma non temere la frequenza: la regolarità quotidiana è un valore, non un rischio.
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Come usarla, obiettivo per obiettivo
Una premessa che vale più di ogni tabella: i numeri esatti dipendono dalla potenza del tuo dispositivo (l’irradianza, in mW/cm²). Una sorgente potente raggiunge la dose utile in pochi minuti; una più leggera richiede sedute più lunghe o una distanza minore. Le indicazioni qui sotto sono orientative; il manuale del tuo apparecchio resta il riferimento preciso. Un principio universale: la luce agisce meglio su pelle nuda, perché i tessuti e gli abiti assorbono e disperdono i fotoni.
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Obiettivo |
Lunghezza d’onda |
Distanza |
Durata per zona |
Frequenza |
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Pelle e viso(collagene, tono, rughe) |
Rosso, ~630-680 nm |
Maschera a contatto, o pannello a ~15-30 cm |
5-15 min |
Da 3-5 volte/sett a quotidiano |
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Capelli (densità) |
Rosso, ~650-660 nm (alcuni aggiungono il NIR) |
Pannello ravvicinato (~5-10 cm) o casco/pettine dedicato |
10-20 min |
Da 3-4 volte/sett a quotidiano |
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Recupero muscolare |
Vicino-infrarosso, ~810-850 nm |
~10-20 cm |
10-20 min |
Quotidiano, o 3-5 volte/sett |
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Articolazioni, dolore, infiammazione |
Vicino-infrarosso, ~810-850 nm |
Ravvicinata, ~10-20 cm, sulla zona |
10-20 min |
Quotidiano in fase acuta (1-2 sett.), poi 2-3 volte/sett |
Due regole pratiche che attraversano tutta la tabella: la luce rossa lavora in superficie (pelle, capelli), il vicino-infrarosso in profondità (muscoli, articolazioni); e più il dispositivo è vicino, più la seduta dev’essere breve. La costanza conta più dell’intensità: meglio sedute regolari e misurate che poche sedute “abbondanti”.
Una precisazione sui capelli: non serve un casco a contatto: un pannello tenuto vicino va benissimo (e con buona potenza consegna al cuoio capelluto anche più luce di molti caschi a LED). L’importante è separare i capelli con le dita o un pettine, così la luce raggiunge davvero il cuoio capelluto, e concentrarsi sulle zone diradate. I dispositivi dedicati non sono più efficaci in sé: sono solo più comodi e uniformi, il che aiuta a essere costanti nei mesi che servono per vedere risultati.
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E se ho un’infiammazione da allenamento: gomito, ginocchio, schiena?
Sì, puoi applicare la luce direttamente sulla zona interessata, e con maggiore frequenza, scegliendo il vicino-infrarosso che raggiunge muscoli, tendini e articolazioni. Nella fase acuta puoi fare sedute quotidiane per circa una-due settimane, poi scalare a un mantenimento di 2-3 volte a settimana.
Una distinzione però è importante, ed è proprio quella che fa la differenza tra aiutare e ostacolare:
- Per dolore e infiammazione dei tessuti molli (tendinite, articolazione indolenzita, muscolo affaticato, tensione lombare) puoi essere relativamente generoso: vicino-infrarosso, sulla zona, anche tutti i giorni in fase acuta.
- Per una ferita aperta o pelle lesa vale l’opposto: meno è meglio: dosi basse di luce rossa e sedute brevi. Superare certe soglie su un tessuto in via di guarigione può rallentarla. L’istinto “più ne faccio, più guarisce in fretta” è esattamente l’errore che la risposta bifasica ci insegna a evitare.
E in ogni caso, per un infortunio serio: gonfiore importante, sospetta frattura, dolore che non migliora, prima un parere medico o fisioterapico. La luce è un coadiuvante, non un sostituto della corretta gestione di un infortunio.
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In sintesi
La fotobiomodulazione non è una panacea, è una tecnologia con basi fisiologiche serie, con un nucleo di applicazioni: pelle, capelli, recupero muscolare, articolazioni, microcircolo, genuinamente sostenute dalle evidenze, e con frontiere affascinanti ancora da esplorare su cervello, occhi e sonno. Usata con costanza e con i parametri giusti, è uno strumento concreto per chi vuole prendersi cura del proprio corpo in modo consapevole.
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Domande frequenti
Fa male? Si sente qualcosa? No. Non è doloroso e non scalda in modo fastidioso: al massimo si percepisce un leggero tepore. Non è invasivo e non richiede recupero.
Quando si vedono i risultati? Dipende dall’obiettivo. Su recupero e dolore alcuni notano qualcosa già dopo poche sedute; pelle e capelli sono molto più lenti: settimane per la pelle, mesi per i capelli, perché collagene e follicoli rispondono con i loro tempi. Qui la costanza conta più di ogni altra cosa.
Posso usarla tutti i giorni? Sì, e anzi per i benefici migliori l’uso quotidiano è l’approccio più consigliato: la regolarità è il fattore che conta di più. L’unica cosa da non esagerare è la dose della singola seduta, non la frequenza, con dispositivi molto potenti basta tenere le sessioni brevi.
Rosso o infrarosso: quale scegliere? Dipende dalla profondità del bersaglio. La luce rossa (~630-680 nm) lavora in superficie, quindi su pelle e capelli; il vicino-infrarosso (~810-850 nm) penetra più a fondo e raggiunge muscoli, articolazioni e tessuti profondi. Molti dispositivi combinano entrambe le lunghezze d’onda proprio per coprire più obiettivi.
Funziona attraverso i vestiti? Poco: tessuti e abiti assorbono e disperdono buona parte della luce. Per la pelle, e ancora di più per muscoli e articolazioni profonde, la pelle nuda è nettamente più efficace.
Posso abbinarla alla skincare? Meglio fare la seduta su pelle pulita e asciutta, così nulla filtra la luce; sieri e creme idratanti si applicano dopo. Attenzione invece ai principi attivi fotosensibilizzanti (come retinoidi o alcuni acidi esfolianti): meglio non averli sulla pelle durante l’esposizione, e usarli in un altro momento della giornata.
Devo proteggere gli occhi? Non serve mettersi occhiali protettivi davanti per il normale utilizzo. La cosa sensata è semplicemente non puntarsi il dispositivo dritto negli occhi aperti a distanza ravvicinata: durante una seduta sul viso basta tenere gli occhi chiusi, perché la palpebra blocca gran parte della luce, e qualche secondo a occhi aperti con la luce rossa non causa alcun problema. Un’unica accortezza in più con gli apparecchi molto potenti: il vicino-infrarosso è invisibile e non attiva il naturale riflesso di chiusura dell’occhio, quindi evita di fissare la sorgente a lungo e da vicino, a occhi chiusi, comunque, sei al sicuro.
Spero di essere stato d’aiuto e di aver fornito le principali informazioni a riguardo.
Fammi sapere se già la usi e se hai tratto benefici dal suo utilizzo.
Ti leggo!
Grazie,
Oliver
33 risposte
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Articolo esaustivo con informazioni chiare e dettagliate. Grazie per la condivisione
Buongiorno,
Vorrei sapere se questi apparecchi basati sulle fotobiomodulazione possono andare bene se una persona a la vitiligine su gran parte del corpo e sulla schiena è molto estesa…
Buongiorno! Se si riferisce ai nostri normali dispositivi per fotobiomodulazione, può utilizzarli anche in presenza di vitiligine.
Queste lampade emettono luce rossa e vicino infrarosso, non raggi ultravioletti: la vitiligine non rappresenta una controindicazione e non risultano evidenze che la PBM possa aggravarla. Alcuni studi preliminari suggeriscono persino che particolari forme di luce rossa possano sostenere l’attività delle cellule che producono melanina, ma le prove non sono ancora sufficienti per presentarla come un trattamento della vitiligine.
Fa eccezione la lampada Mercurius, che comprende anche UVA e UVB a banda stretta. Queste frequenze vengono effettivamente utilizzate per trattare la vitiligine estesa, ma richiedono una valutazione dermatologica e un protocollo preciso per stabilire durata e frequenza delle esposizioni.
In sintesi: PBM con luce rossa/infrarossa sì, senza particolari preoccupazioni; componente UV soltanto sotto indicazione e supervisione dermatologica.
Salve, sono molto interessato ma ho delle paure perché ho diversi nei e ho avuto basalioma , che ho dovuto togliere , ho la pelle sensibile e reattiva, perciò mi chiedo se la fotobiomodulazione possa far uscire altri nei o peggiorare quelli che ho
La fotobiomodulazione utilizza luce rossa e vicino infrarosso, non raggi ultravioletti. Non agisce quindi come il sole o una lampada abbronzante e, in base alle evidenze disponibili, non risulta che provochi la comparsa di nuovi nei, trasformi quelli già presenti o aumenti il rischio di un nuovo basalioma.
La luce rossa può anzi sostenere alcuni processi fisiologici della pelle, come la produzione di collagene, la modulazione dell’infiammazione e la riparazione dei tessuti. Questo, però, non significa che prevenga o curi i tumori cutanei. Avendo avuto un basalioma, continuerei naturalmente con i controlli dermatologici periodici già consigliati.
Per la pelle sensibile e reattiva può iniziare con esposizioni più brevi e da una distanza maggiore, aumentando gradualmente soltanto se la pelle le tollera bene. Un leggero calore o arrossamento transitorio può verificarsi, mentre irritazione persistente o fastidio indicano che la dose è eccessiva.
Queste considerazioni valgono per i dispositivi a luce rossa e infrarossa senza UV. Eventuali lampade contenenti UVA o UVB richiedono invece una valutazione completamente diversa e, nel suo caso, andrebbero utilizzate soltanto su indicazione dermatologica.
Buongiorno sono silvana io ho comprato asteroid perche ho infezioni alle orecchie. Dermatite, piu x la gola la tiroidite.. lo uso in special modo per le orecchie e vedo che mi aiuta tantissimo , non ho piu le croste che da anni combattevo con creme e gocce al cortisone e antibiotico… .anche se luno non e proprio lo uso pre allenamento e per recupero muscolare, e lo usato per tendiniti al tallone . Insieme poi alluso di magnesio sono guarita .. cosa che nemmeno trattamenti dal fisioterapista e riuscito a risolvere… Ho paura ad usarlo perche e un vaso dilatatore… E ho notato che a volte mi scalda troppo soprattutto sulle gambe.. sono sensibile puo darsi che la zona non ha una pelle molto densa quindi penetra molto… Grazie .. non sono brava a scrivere….
Buongiorno Silvana, si è spiegata benissimo e mi fa molto piacere sapere che ha ottenuto tutti questi miglioramenti!
Può stare tranquilla riguardo alla vasodilatazione: la luce rossa e infrarossa può aumentare temporaneamente la produzione di ossido nitrico e la circolazione nella zona trattata, ma si tratta di una risposta locale e fisiologica, simile a quella che si verifica durante il movimento o con il calore. In una persona sana non rappresenta un pericolo.
La sensazione di calore, invece, è un’indicazione utile per regolare la dose. L’Asteroid è molto potente a distanza ravvicinata, soprattutto quando vengono utilizzate contemporaneamente più lunghezze d’onda. Non significa necessariamente che la pelle delle gambe sia troppo sottile o che la luce stia penetrando “troppo”: più semplicemente, a quella distanza e per quel tempo sta arrivando più energia di quanta quella zona tolleri comodamente.
La fotobiomodulazione dovrebbe produrre al massimo un calore lieve e piacevole, mai bruciore o un riscaldamento fastidioso. Sulle gambe può quindi:
-aumentare la distanza dalla pelle
-ridurre la durata dell’esposizione
-utilizzare una sola modalità alla volta, per esempio la luce rossa, invece della combinazione completa
-spostare leggermente il dispositivo durante il trattamento, evitando di concentrare tutta l’energia sullo stesso punto
Se la zona diventa molto calda, brucia o rimane arrossata a lungo, interrompa e riprenda successivamente con una dose inferiore. Con la PBM una dose maggiore non produce necessariamente un beneficio maggiore.
Per le orecchie, sono contento che abbia avuto un miglioramento, ma in caso di dolore intenso, secrezioni, febbre o riduzione dell’udito è sempre importante effettuare una visita: la luce può sostenere la riduzione dell’infiammazione e la riparazione dei tessuti, ma un’eventuale infezione profonda deve essere identificata e trattata correttamente.
Dunque in sintesi: non deve temere la normale vasodilatazione; deve semplicemente ridurre la dose quando il calore non è più confortevole.
Io ho preso la lampada infrarossi bauerer e mi trovo molto bene!
Mi fa molto piacere Sabina😊
Chiedo se asteroid puo essere usata per trattamento localizzato sul cuoio capelluto…. E chiedo se questo trattamento infrarosso per chi ha problemi di calcoli ai reni la cistina puo aiutare , ho un amica che ha questa malattia ai reni e produce calcoli tutti i giorni… Essendo un vaso dilatatore.. magari aiuta a gestire meglio anche il dolore.. non so
Buongiorno, rispondo separatamente alle due domande.
1. Sì, l’Asteroid può essere utilizzato per un trattamento localizzato del cuoio capelluto. La luce rossa è studiata anche come supporto alla funzione dei follicoli e alla crescita dei capelli. Per trattare uniformemente tutto il cuoio capelluto risulta comunque più pratico un dispositivo specifico più ampio; l’Asteroid è maggiormente adatto a singole zone.
2.In questo caso è importante essere chiari: la fotobiomodulazione non può sciogliere i calcoli di cistina né impedirne la formazione. La vasodilatazione non modifica la causa della cistinuria, che è una malattia genetica nella quale i reni eliminano quantità eccessive di cistina nelle urine, favorendo la continua formazione di calcoli.Applicata esternamente, la luce rossa o infrarossa potrebbe eventualmente fornire un sollievo temporaneo dal dolore o dalla tensione muscolare, analogamente al calore, ma non esistono prove sufficienti per considerarla un trattamento della colica renale. Non deve quindi ritardare farmaci, controlli o assistenza medica.
Grazie Oliver, molto utile avere le informazioni sintetizzate e organizzate in questa maniera. Uno strumento utile per per una applicazione corretta. Per quanto riguarda l’applicazione agli occhi puoi fornire qualche informazione più specifica su come applicare la luce rossa /NIR e per quali patologie? Grazie mille.
Buongiorno Oliver e GRAZIE ☺️ per questo articolo così chiaro ed esaustivo.
Ora devo solo capire QUALE lampada acquistare, quale sia quella più idonea alle mie necessità.
Un caro saluto
Rita
Buongiorno,
Ho comprato la Pluto a novembre. Per la mia artrosi alle ginocchia è stata meravigliosa, per il mio viso un disastro! L’ ho usata 2 volte alla settimana, luce rossa, 30 cm per 15 minuti come da indicazioni. I primi di febbraio ho smesso perché la pelle mi prudeva e tirava e si sono formati dei rossori in viso che non vanno più via. Per coprire il rossore mi devo sempre mettere il fondotinta. Sembra una foto sensibilizzazione, sono molto dispiaciuta, ho contattato la dottoressa per una consulenza telefonica. È stata molto gentile. Lei diceva che forse era la vitamina c che prendo a causare il problema. Forse bisognerebbe avvisare delle possibili complicazioni alla pelle,
Maddalena
Buonasera, mi dispiace molto per quanto le è accaduto e la ringrazio per averlo segnalato. Ha ragione: anche se la fotobiomodulazione è generalmente ben tollerata, devono essere comunicate chiaramente anche le possibili reazioni cutanee.
Prurito, pelle che tira e rossore possono indicare che la dose è stata eccessiva per la sensibilità individuale della sua pelle, anche se ha seguito le indicazioni generali. Nella fotobiomodulazione la risposta non aumenta sempre insieme alla dose: potrebbe essere che un’esposizione utile per articolazioni e muscoli possa risultare troppo intensa per la pelle del viso, che è più delicata e può reagire anche al calore prodotto dal dispositivo.
Tuttavia non parlerei necessariamente di fotosensibilizzazione, perché la Pluto utilizza luce rossa e infrarossa e non emette raggi UV. D’altro canto, la luce e il calore possono aggravare una rosacea non ancora diagnosticata, oppure una dermatite o una sensibilità cutanea preesistente.
La vitamina C assunta per via orale non è normalmente fotosensibilizzante. Una vitamina C applicata direttamente sulla pelle, soprattutto se contenuta in una formulazione molto acida, può invece causare irritazione in alcune persone, ma non è possibile attribuirle con certezza il problema senza valutare la pelle.
Dal momento che il rossore persiste anche dopo la sospensione, la scelta migliore potrebbe essere una visita dermatologica in presenza, così da distinguere tra irritazione, dermatite e rosacea e impostare il trattamento corretto.
Buongiorno vorrei sapere se è detraibile con il 730
Guarisce la vitiligine?
No, attualmente non possiamo affermare che la fotobiomodulazione guarisca la vitiligine.
Alcuni piccoli studi suggeriscono che determinate lunghezze d’onda della luce rossa possano stimolare l’attività e la migrazione dei melanociti, le cellule che producono il pigmento, ma le evidenze sono ancora preliminari. Non sappiamo se i normali dispositivi domestici producano lo stesso effetto.
Per la vitiligine estesa, la terapia luminosa maggiormente studiata è la fototerapia UVB a banda stretta, eventualmente associata a farmaci locali, sotto controllo dermatologico. Può favorire la ripigmentazione e controllare la malattia, ma nemmeno questa garantisce una guarigione definitiva e le recidive sono possibili.
La PBM può quindi essere considerata al massimo un possibile supporto, non una cura dimostrata.
Molto interessante
Grazie
Caro Oliver, molle volte grazie a te e alla tua mamma ( che seguo da anni) per l’ instancabile divulgazione ormai a 360°. Siete una guida per me. Ti chiedo um consiglio: mio figlio 19enne soffre da 2 anno di alopecia androgenetica II° stadio che cura con minoxodil 5%. Pensi che la fotobiomodulazione potrebbe aiutarlo? Con quale lampada e con quale frequenza ?
Grazie infinite, un abbtaccio e in bocca al lupo per i tuoi studi.
Monica
Grazie mille Monica, anche da parte di mia mamma, e crepi il lupo!
Prima di parlare della fotobiomodulazione, è importante chiarire un limite comune anche al minoxidil: entrambi possono sostenere la crescita e mantenere più a lungo attivi i follicoli, ma non riducono la sensibilità genetica al DHT, che nell’alopecia androgenetica rappresenta la causa principale della miniaturizzazione. Se questo processo continua, con il passare degli anni l’alopecia può progredire nonostante minoxidil e PBM. Ciò non significa necessariamente che questi trattamenti abbiano smesso di funzionare, ma che il loro effetto di sostegno può non essere sufficiente a compensare completamente la progressione androgenica.
La fotobiomodulazione può comunque essere utile: la luce rossa sostiene la produzione energetica delle cellule del follicolo, favorisce la microcircolazione e può aumentare densità e spessore dei capelli ancora vitali. Può essere tranquillamente affiancata al minoxidil.
Per trattare tutto il cuoio capelluto può utilizzare una lampada abbastanza ampia, come la Pluto. Un protocollo pratico può essere di 5 minuti al giorno, iniziando eventualmente a giorni alterni durante la prima settimana per verificarne la tollerabilità.
I risultati richiedono generalmente almeno 3–6 mesi di applicazione regolare. Vista la giovane età, sarebbe consigliabile anche una visita dermatologica con tricoscopia per confermare la diagnosi e discutere se sia indicato intervenire anche sulla componente androgenica.
Salve Oliver, so che la Venus Pulsar è tra le macchine migliori lei me la consiglia? Mio figlio inizia ad avere leggera alopecia androgenitica , a me interessa per occhi (tendo ad avere pressione oculare un po’ alta anche se sempre nel range) e poi certamente per tutti gli usi che via via potrebbero diventare un’esigenza. Da quello che ho capito si può usare come luce continua e luce pulsata, è questo che lei intende quando dice rosso e vicino infrarosso? Inoltre, ho letto che potrebbe essere anche utile per osteoporosi, me lo conferma. Grazie!
Buongiorno! La Venus Pulsar è una macchina molto completa, ma bisogna distinguere bene le sue funzioni.
Rosso e vicino infrarosso(=NIR: near infra-red) indicano le lunghezze d’onda emesse (rosso è visibile e comprende lunghezze d’onda da 620-700nm; oltre 700 inizia NIR che è invisibile all’occhio umano); continua e pulsata indicano invece il modo in cui vengono erogate. La stessa luce rossa/NIR può quindi essere continua oppure accendersi e spegnersi rapidamente a impulsi, che è associato a una migliore penetrabilità del tessuto.
Per suo figlio, la componente rossa può sostenere i follicoli e affiancare gli altri trattamenti dell’alopecia androgenetica, ma non blocca la sensibilità al DHT che causa la miniaturizzazione. Per il solo cuoio capelluto sarebbe sufficiente anche un dispositivo PBM più semplice, senza UVB.
Per gli occhi, la luce rossa/NIR può fornire un supporto energetico ai mitocondri retinici, ma ad oggi non è stato dimostrato in modo affidabile che la fotobiomodulazione con luce rossa riduca la pressione intraoculare o prevenga il glaucoma. Esistono alcuni dati preliminari, soprattutto sperimentali, su una possibile azione protettiva sulle cellule della retina e del nervo ottico, e anche qualche piccolo studio sulla pressione oculare, ma non sono ancora sufficienti per dimostrare un effetto universale. Può esporre generalmente il viso alla componente rossa/NIR tenendo gli occhi chiusi, ma deve assicurarsi che la funzione UVB sia completamente disattivata. Gli UVB non devono essere diretti verso gli occhi e richiedono protezioni specifiche (occhialini).
Per quanto riguarda l’osteoporosi, studi sperimentali suggeriscono che la PBM possa favorire l’attività delle cellule ossee e la guarigione locale, ma non abbiamo prove sufficienti che la PBM possa aumentare la densità ossea o curare l’osteoporosi. La componente UVB può favorire la produzione cutanea di vitamina D, ma correggere la vitamina D non equivale, a trattare l’osteoporosi.
Quindi, la Venus può avere senso se desidera specificamente anche la funzione UVB. Per supporto all’alopecia, recupero e PBM generale, sceglierei semplicemente una lampada esclusivamente rossa/NIR. La pressione oculare e l’osteoporosi richiedono invece una supervisione specialistica. Anche per l’alopecia androgenetica sarebbe opportuno fare una visita dermatologica con tricoscopia per valutare un eventuale trattamento della componente ormonale, ovvero il DHT.
Io ho fatto 2 sedute da un medico a distanza di un mese ma non ho sentito nessun beneficio, ho una stanchezza muscolare cronica. E inoltre nonostante gli occhiali mi dava molto fastidio agli occhi. Forse era troppo intensa?
Due sedute effettuate a distanza di un mese difficilmente possono produrre un beneficio percepibile su una stanchezza muscolare cronica. La fotobiomodulazione non agisce come un farmaco con un effetto potente e immediato: offre piuttosto un supporto alla produzione energetica cellulare, alla microcircolazione e alla modulazione dell’infiammazione.
Per ottenere un possibile beneficio nelle condizioni croniche, gli studi utilizzano applicazioni regolari, spesso più volte alla settimana per diverse settimane. Due esposizioni isolate non permettono quindi di valutare realmente se il trattamento possa esserle utile.
Per quanto riguarda gli occhi, luce rossa e vicino infrarosso sono normalmente ben tollerati quando intensità, distanza e protezione sono adeguate. Tuttavia, se la luce le provocava molto fastidio non bisogna ignorare la sensazione: il dispositivo poteva essere troppo intenso per la sua sensibilità, gli occhiali potevano non schermare sufficientemente oppure la luce poteva raggiungere gli occhi lateralmente.
In un’eventuale nuova applicazione sarebbe opportuno aumentare la distanza, ridurre intensità o durata e verificare che la protezione oculare sia adatta alle lunghezze d’onda utilizzate. Il trattamento non dovrebbe provocare dolore, forte abbagliamento o alterazioni visive persistenti.
Aggiungo inoltre che una stanchezza muscolare cronica può avere numerose cause: la PBM può rappresentare un supporto, ma non sostituisce la ricerca e il trattamento della causa principale.
Buongiorno la fotobiomodulazione può aiutare per combattere la vitiligine?
Grazie
Buongiorno, le incollo la mia risposta a un messaggio simile:
No, attualmente non possiamo affermare che la fotobiomodulazione guarisca la vitiligine.
Alcuni piccoli studi suggeriscono che determinate lunghezze d’onda della luce rossa possano stimolare l’attività e la migrazione dei melanociti, le cellule che producono il pigmento, ma le evidenze sono ancora preliminari.
Per la vitiligine estesa, la terapia luminosa maggiormente studiata è la fototerapia UVB a banda stretta, eventualmente associata a farmaci locali, sotto controllo dermatologico. Può favorire la ripigmentazione e controllare la malattia, ma nemmeno questa garantisce una guarigione definitiva e le recidive sono possibili.
La PBM può quindi essere considerata al massimo un possibile supporto, non una cura dimostrata.
Buongiorno un informazione la lampada fotobiomodulazione va bene anche per un sospetto fibromialgia?? Mio figlio ha problemi muscolari periodici e stanchezza.
Grazie Antonella
Buongiorno! La fotobiomodulazione è stata studiata anche nelle persone con fibromialgia. Alcuni studi hanno riscontrato una riduzione del dolore e, in alcuni casi, miglioramenti della stanchezza e della qualità di vita, probabilmente grazie al sostegno alla produzione di energia cellulare e alla modulazione della circolazione e dell’infiammazione.
I risultati, però, non sono uguali per tutti e i protocolli utilizzati sono molto diversi: può quindi rappresentare un supporto, ma non è una cura per la fibromialgia. Inoltre, gli studi hanno utilizzato trattamenti regolari per diverse settimane, non applicazioni occasionali, ma non esiste ancora il protocollo universale concreto per trattare la fibromialgia.
Dato che per suo figlio si tratta ancora di un sospetto e stanchezza e dolori muscolari possono avere molte cause, consiglierei innanzitutto una valutazione medica. Una volta escluse altre condizioni, la fotobiomodulazione può essere provata come trattamento complementare, osservando concretamente se porta beneficio. Inizialmente a giorni alterni per verificare la tollerabilità, poi quotidianamente 5-10 minuti per 4-6 settimane. Infine, se nota un miglioramento percepibile, si potrebbe suddividere in due sessioni da 5 minuti ogni giorno. Questo approccio rimane una proposta, non un protocollo accertato.
Come proposta pratica, inizierei con 5–10 minuti a giorni alterni, rispettando la distanza consigliata per il dispositivo, così da verificare la tollerabilità. In assenza di fastidi, si può passare a 5–10 minuti al giorno per almeno 4–6 settimane, eventualmente estendendo il periodo a 8-12: gli effetti, quando presenti, richiedono generalmente costanza e non vanno valutati dopo poche applicazioni.
Questo rimane un orientamento pratico e non un protocollo universale già accertato, perché dose, distanza e superficie trattata dipendono anche dalla potenza della lampada e dalla tollerabilità individuale. Se non dovesse migliorare i sintomi attribuiti alla fibromialgia, ciò non significa necessariamente che il dispositivo sia inutile: la fotobiomodulazione può continuare a essere impiegata per altri obiettivi, come il supporto al recupero muscolare, alla salute della pelle o a specifiche problematiche localizzate.
Buongiorno dottoressa. Ho un dispositivo domestico di dimensioni 32×23. Per la fascite plantare quale è la lunghezza d’onda migliore da usare? . Posso usare la FBM anche per la Ipertrofia Prostatica Benigna? Se si quale lunghezza d’onda, distanza e durata? La ringrazio e la saluto
Buongiorno! Per la fascite plantare la fotobiomodulazione è stata studiata e può offrire un supporto nella riduzione del dolore. Poiché la fascia si trova sotto una cute piuttosto spessa, utilizzerei soprattutto il vicino infrarosso, indicativamente 800–900 nm, oppure rosso e vicino infrarosso insieme se il dispositivo non consente di selezionarli separatamente.
Non conoscendo la potenza della sua lampada, non posso ricavare una dose precisa dai soli minuti. Come proposta pratica può iniziare trattando la pianta del piede e la zona interna del tallone per 5–10 minuti al giorno, alla distanza indicata dal produttore, per almeno 4–6 settimane. La PBM andrebbe comunque affiancata agli interventi fondamentali per la fascite, come esercizi di mobilità e rinforzo, gestione del carico e calzature adeguate.
Per l’ipertrofia prostatica benigna, invece, al momento non abbiamo studi clinici solidi che dimostrino che la luce rossa o infrarossa applicata esternamente possa ridurre il volume della prostata o migliorare i disturbi urinari. La prostata è situata in profondità e non sappiamo quanta luce emessa da un pannello domestico riesca effettivamente a raggiungerla.
Se la diagnosi di ipertrofia benigna è già stata confermata dall’urologo/a e desidera comunque verificare la propria risposta individuale, può valutare con lui/lei una prova esplorativa: vicino infrarosso, oppure rosso e vicino infrarosso insieme, indirizzato sulla regione perineale per circa 5 minuti al giorno, alla distanza raccomandata per il dispositivo.
È importante chiarire che questa è una proposta prudenziale e sperimentale, non un trattamento comprovato, e non deve sostituire controlli, farmaci o terapie prescritte. Potrebbe annotare per alcune settimane frequenza urinaria notturna, forza del flusso e difficoltà a svuotare la vescica, così da valutare se esista realmente un cambiamento.
Ultimo, ma non meno importante, la fotobiomodulazione non va confusa con i laser urologici utilizzati per trattare l’ipertrofia prostatica: questi ultimi agiscono direttamente sul tessuto prostatico mediante una procedura medica completamente diversa.
Vorrei provare questo sistema di cura con la luce per problemi di artrosi alle dita delle mani e per migliorare le rughe e la pelle con tendenza ai punti neri. Chi lo pratica nella mia zona ( Treviso o Veneto) o si compra “fai da te”?
Buongiorno! La fotobiomodulazione è stata studiata anche nell’artrosi delle mani, ma i risultati non sono uniformi: alcuni studi hanno osservato una riduzione del dolore, della rigidità e del gonfiore, mentre altri non hanno riscontrato differenze significative rispetto al placebo. Può quindi offrire un supporto ad alcune persone, ma è possibile garantire né la presenza né l’entità del beneficio e non ricostruisce la cartilagine già danneggiata.
Non conosco personalmente un centro specifico da consigliarle nella zona di Treviso. Può chiedere a centri di fisioterapia, riabilitazione o medicina dello sport se offrano laser a bassa intensità o fotobiomodulazione; per il viso, anche alcuni studi dermatologici o di medicina estetica utilizzano dispositivi di PBM. Se è indecisa sull’acquisto, fare inizialmente alcune sedute professionali può aiutarla a capire come reagisce.
Il vantaggio di possedere un dispositivo domestico è soprattutto la possibilità di utilizzarlo con regolarità e per più finalità. Come proposta pratica, per le dita si possono attivare luce rossa e vicino infrarosso insieme, trattando entrambi i lati delle mani per circa 5–10 minuti al giorno, alla distanza indicata dal produttore, e valutando dopo 4–6 settimane se dolore, rigidità e mobilità siano realmente migliorati.
Per il viso utilizzerei inizialmente soprattutto la luce rossa per circa 5 minuti, a giorni alterni, passando eventualmente all’uso quotidiano se la pelle la tollera bene. Può sostenere la produzione di collagene e migliorare gradualmente consistenza cutanea e piccole rughe, ma i risultati richiedono costanza e rimangono variabili.
Per i punti neri, invece, non mi aspetterei un effetto importante dalla sola luce rossa: sono dovuti soprattutto all’accumulo di sebo e cellule nel poro. In questo caso risultano generalmente più mirati prodotti come l’acido salicilico o i retinoidi sotto prescrizione dermatologica. La luce può essere un complemento per la qualità generale della pelle, non il trattamento principale dei comedoni.